Gasdotto dannoso? Il Comune punta su un risarcimento

16 Gennaio 2015

Approvato un documento per ribadire il no all’impianto e per valutare gli impatti su salute, economia e sociale

SULMONA. Si gioca sulla valutazione in euro del danno economico, sociale e sulla salute delle persone, da far valere in sede civile, il no del consiglio comunale al metanodotto e alla centrale della Snam.

Il consiglio comunale di ieri mattina ha approvato all’unanimità un documento congiunto contro il progetto, che sarà inviato sotto forma di osservazioni contrarie al ministero dello Sviluppo economico entro il termine ultimo di domani.

Il provvedimento è stato varato dopo una sospensione di quasi due ore, nonostante la sera prima i capigruppo si fossero già incontrati per buttarne giù una prima bozza.

«Il consiglio» hanno scritto tutti i consiglieri sul documento «esprime la propria contrarietà al progetto del metanodotto della Snam Rete Adriatica, tratto Sulmona-Foligno, opponendosi al rilascio dell’autorizzazione per la realizzazione. Richiede alla Regione la tempestiva modifica della legge regionale, escludendo dalla non necessità di compatibilità urbanistica le reti di trasporto energetico nazionale. E si riserva, per ogni iniziativa che il Comune vorrà intraprendere, la valutazione sul danno sociale, economico, ambientale e alla salute che l’opera comporterebbe».

Si introduce, dunque, uno studio che il Comune dovrà finanziare – su impegno del sindaco Peppino Ranalli – sulla valutazione dei danni sociali, ambientali, economici e sulla salute connessi al progetto. La stima del danno è una variabile nuova introdotta dal fronte del no, che potrebbe rivelarsi controproducente in caso il ministero dello Sviluppo economico la interpretasse come una richiesta di ristoro.

«Siamo pronti ad andare fino in fondo» ha detto il primo cittadino in apertura di seduta «per questo chiederemo una modifica alla legge regionale 89 del 1998 sull’urbanistica, in modo da avere un altro paletto al progetto e la stima dei danni è una giusta intuizione». A proporla in aula è stato il consigliere di minoranza Gianfranco Di Piero, che ha lanciato anche la proposta di una battaglia legale. «Oltre alla contrarietà netta alla Snam, il nostro no deve essere accompagnato da una valutazione dei danni sulle colture, sulla valenza turistica e sulla salute dei cittadini, prefigurando una richiesta di danni in sede giudiziaria» è intervenuto «oltre a una modifica immediata della legge regionale, così riusciremo a inviare un messaggio netto di contrarietà a Roma».

Ha rimarcato la necessità di valutare in cifre i rischi sul territorio anche il consigliere di minoranza Luigi La Civita. «Condivido il dissenso politico, ma dobbiamo essere realisti» ha avvertito «l’iter è molto avanti e il quadro normativo ci ha già condannati. Dire un altro no senza contenuti significherebbe solo guadagnare un altro anno e mezzo di tempo. Chiedo un documento di sintesi di tutte le osservazioni contrarie con una valutazione precisa sui danni».

Il consigliere di minoranza Alessandro Lucci ha sottolineato l’impossibilità di quantificare l’abbandono del territorio e i rischi sulla salute. Sotto lo sguardo dei comitati per l’ambiente il documento è arrivato, nonostante le assenze sui banchi della maggioranza. Federica Pantano

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