Gasdotto, il destino della Valle Peligna si decide a Roma

Oggi la conferenza dei servizi: timori sul probabile via libera Comuni e comitati in campo per ribadire il no all’operazione
SULMONA. Riprende velocità nel bel mezzo dell’estate il progetto del metanodotto della Snam, con la conferenza dei servizi convocata per oggi a Roma. L’appuntamento al ministero dell’Industria potrebbe essere quello definitivo per il gasdotto che dall’Algeria, attraversando la penisola lungo la dorsale appenninica, pompa il gas fino al nord Europa. Dopo la decisione rinviata a settembre dalla presidenza del Consiglio, sulla centrale di Case Pente si registra una nuova accelerazione del progetto della multinazionale del gas. La conferenza dei servizi di oggi arriva in seguito alla cancellazione dell’intesa Stato-Regione e al mancato accordo su un tracciato alternativo nell’ultimo incontro del marzo scorso. Il sindaco di Sulmona Peppino Ranalli ribadisce il no del Comune. «Noi continueremo ad essere contrari in tutte le sedi», avverte, «e speriamo che l’appuntamento di oggi non sia definitivo per trovare un’alternativa seria».
Da parte loro, i comitati cittadini per l’ambiente che da anni guidano il fronte del no se la prendono coi rappresentanti politici. «Appena due settimane fa si era aperto uno spiraglio per ridiscutere la localizzazione della centrale di compressione, tanto che l’assessore regionale all’Ambiente, Mario Mazzocca, si era spinto a parlare, addirittura, di una sospensione della decisione sul metanodotto», incalza Mario Pizzola per gli ambientalisti. Ora arriva la doccia fredda della conferenza di servizi per autorizzare l’opera. Abbiamo ormai le prove poter affermare, che a coloro che governano questo Paese importa poco o nulla dell'interesse generale e delle regole della democrazia». Il grande gasdotto Rete Adriatica è stato considerato infrastruttura strategica, perché inserito nei Progetti di interesse comunitario (Pic). Nell’ottobre del 2013 la Commissione Europea ha individuato un elenco di 248 grandi progetti infrastrutturali, definendoli Pic, molti dei quali sono gasdotti, che beneficiano di procedure accelerate di autorizzazione, a discapito della qualità della valutazione di impatto ambientale e della partecipazione pubblica. Cinque anni fa Comuni, comitati, associazioni e cittadini presentarono un ricorso alla Commissione europea contro il progetto Snam. Sono più di 30 i «no» arrivati dal territorio al metanodotto sotto forma di osservazioni spedite al ministero dello Sviluppo economico. Fra questi ci sono i titolari di un vivaio a Case Pente, dove dovrebbe essere realizzata la centrale, i proprietari di un maneggio e di un consorzio di prodotti tipici, oltre ai tanti contadini che vedrebbero scomparire le loro colture tipiche. Oltre a loro ci sono i comitati cittadini, l’Ordine dei medici, i Comuni di Sulmona e del circondario, Orsa pro natura e tante altre associazioni. Dei 687 chilometri del metanodotto che corre da Massafra a Minerbio, diviso in 5 tronconi, solo il primo è stato realizzato. Da Biccari a Massafra il gas passa dentro le nuove tubature, mentre il secondo tratto Biccari-Campochiaro è stato autorizzato e sono in corso gli espropri dei terreni. Il progetto prevede una centrale a Sulmona e gli ultimi tre tratti Sulmona-Foligno, Foligno-Sestino e Sestino-Minerbio.
Federica Pantano
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