Gestione acqua, no agli sprechi: ecco i provvedimenti dei comuni

9 Luglio 2022

I sindaci di Sulmona e Pettorano hanno emanato le ordinanze per evitare un consumo inappropriato Nel frattempo è braccio di ferro tra Ersi e le piccole amministrazioni sulla gestione idrica autonoma 

SULMONA. Stop al consumo dell’acqua per usi non primari. La carenza idrica di questi giorni, associata al caldo intenso e alle scarse precipitazioni, ha spinto molti comuni del territorio a prendere provvedimenti per evitare ulteriori disagi. Il primo cittadino di Sulmona, Gianfranco Di Piero, nei giorni scorsi ha siglato un’apposita ordinanza chiedendo alle autorità preposte di vigilare affinché venga rispettata. «È severamente proibito utilizzare l’acqua potabile per usi non primari, in particolare irrigare orti e giardini, lavare strade, marciapiedi e cortili, autovetture, moto e caravan, e, in ogni caso, usare l’acqua potabile per usi diversi da quelli previsti dalla concessione», ha evidenziato Di Piero nell’atto, «il divieto sarà in vigore fino al 30 settembre 2022, salvo proroghe. I trasgressori saranno puniti con la sanzione amministrativa, stabilita con la presente ordinanza, da 25 a 250euro.
Il comando di polizia locale e tutti gli agenti della forza pubblica sono incaricati di far rispettare l'ordinanza». Anche il sindaco di Pettorano sul Gizio, Antonio Carrara, ha emanato un’ordinanza sull’uso responsabile dell’acqua potabile al fine di vietare utilizzi impropri. «L’invito alla cittadinanza», ha commentato Carrara, «è a un uso razionale e corretto dell’acqua potabile, riconoscendo la massima importanza della collaborazione attiva di tutti i cittadini».
Intanto i comuni di Alfedena, Anversa degli Abruzzi, Barete, Barrea, Bussi sul Tirino, Calascio, Canistro, Capitignano, Castel del Monte, Civitella Roveto, Fano Adriano, Rocca Pia, San Valentino, Scontrone e Villetta Barrea hanno rivendicato la gestione autonoma del servizio idrico. «L’ente regionale servizio idrico integrato d’Abruzzo ha approvato le istruttorie per la verifica dei requisiti sulla la gestione autonoma del servizio idrico integrato, avente come oggetto i Comuni le cui reti non sono mai confluite al gestore unico», hanno precisato gli amministratori dei comuni abruzzesi, «dopo riunioni e richieste di deliberazioni con impegni da parte delle amministrazioni di volersi adeguare alle ultime direttive in materia, il risultato è stato notificato con esito negativo per 21 comuni su 25, che vengono pertanto ritenuti dall’Ersi non legittimati a gestire la propria rete idrica come hanno sempre fatto finora. Si tratta perlopiù di piccoli paesi montani che, cedendo le proprie reti a un gestore unico, avrebbero come effetto immediato un innalzamento delle tariffe a discapito dell’utenza, a fronte di improbabili investimenti o potenziamenti del servizio viste le condizioni economiche in cui versano tali aziende. Ancora una volta le buone intenzioni promosse a favore delle aree interne vengono smentite nei fatti, i servizi in queste zone continuano a mancare o come in questo caso diventeranno sempre meno sostenibili».
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