Gestione del Piano Case Di Cesare boccia Cialente
L’esponente di «Appello per L’Aquila» all’attacco su bollette e canoni d’affitto «Per oltre un anno l’amministrazione è rimasta inerme sul problema dei morosi»
L’AQUILA. «La vicenda della citazione della Corte dei Conti nei confronti di alcuni esponenti dell’amministrazione impone un dibattito complessivo sulla gestione dei Progetti Case e le politiche di assistenza». Lo afferma, in una nota, il movimento politico «Appello per L’Aquila» che fa riferimento a Ettore Di Cesare. «Il dato, oggettivo per chi ha un minimo di onestà intellettuale e politica», prosegue la nota, «è il completo fallimento della gestione delle Case da parte del Comune: dalla riscossione degli affitti alle bollette pazze, per le quali dopo tre anni ancora non si riesce a stabilire un criterio per determinare i consumi, dall’acquisizione al patrimonio del Comune delle Case, senza alcuna documentazione su fidejussioni e garanzie assicurative, fino alle procedure per la manutenzione dei complessi edilizi che si vorrebbe affidare a una nuova società partecipata aumentando i costi a dismisura ed estromettendo, di fatto, i nostri artigiani dai lavori».
«Tutte cose che segnalammo a suo tempo con forza. Battaglie basate su dati di fatto, non su opinioni, in cui da facili profeti prefiguravamo il disastro che oggi è sotto gli occhi di tutti. La nostra maggiore preoccupazione è che un’amministrazione così scellerata rischia di portare al default del nostro Comune, fallimento che ricadrebbe su tutti i cittadini. Sinceramente non sappiamo se tutto ciò accada più per “mero calcolo politico”, come scrive la Corte dei Conti, o per una “gestione dilettantesca” come ebbe modo di ammettere l’assessore competente. Quello che ci è chiaro è che appena siamo entrati in Comune la situazione delle Case, per procedure e strumenti utilizzati, era completamente fuori controllo. Come si potevano gestire quasi 5000 appartamenti senza una banca dati affidabile e con pile di faldoni di carte? Purtroppo il modo di procedere è paradigmatico rispetto a tutta l’azione dell’amministrazione: le decisioni vengono prese senza un’adeguata analisi preliminare che sembra essere estranea alla cultura di governo. La vicenda dell’aeroporto», secondo Appello per L’Aquila, «è in questo esemplificativa e la recente proposta di acquisizione dei Map sembra improntata alla stessa pericolosa superficialità. La norma per cui i morosi di due mensilità perdano il diritto all’assegnazione dell’alloggio è contenuta in due delibere del 2011: è l’amministrazione stessa che stabilì questo criterio nonostante all’epoca anche influenti esponenti del Pd esprimessero il loro dissenso. Quando Cialente afferma che non sfratta nessuno contraddice e non applica una regola, a nostro giudizio sbagliata, stabilita dalla sua stessa giunta non dai marziani. Una decisione presa senza avere contezza della situazione e della sua reale applicabilità: all’epoca il Comune non conosceva nemmeno lo stato di occupazione degli alloggi e la composizione sociale ed economica dei residenti. Per oltre un anno, da fine 2011 agli inizi del 2013, l’amministrazione è rimasta inerme non preoccupandosi delle situazioni di morosità di comodo per molti e di necessità per pochi. Lasciando da parte i pochi realmente bisognosi, il non aver agito verso gli altri, la maggioranza che poteva pagare, è un’evidente ingiustizia nei confronti di tante famiglie che, anche a costo di sacrifici, hanno saldato regolarmente quanto dovuto».
«Solo quando si è sentito il fiato sul collo della magistratura contabile», secondo il gruppo di opposizione, «si è deciso di agire: i numeri snocciolati in questi giorni fanno riferimento a inizio 2014 (326 morosi) ma nei mesi precedenti la situazione era ben diversa per numero di morosi, ben 871, e per la percentuale di quelli che non potevano realmente pagare che erano solo una minima parte. Del resto fino a novembre 2013, ovvero prima dell’ultimo censimento, il Comune non conosceva il reddito dei nuclei ospitati. I morosi per necessità sono un grave problema sociale che va affrontato con provvedimenti appositi, chiari ed efficaci e non chiudendo un occhio sugli affitti. È una questione di politiche sociali da non confondere con l’assistenza alla popolazione».
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