Giallo di Mariangela, c’è un sospettato

19 Maggio 2016

Si tratta di un tossicodipendente in cura in una comunità di recupero: i dubbi sui vestiti asciutti e sull’acido muriatico

BORGOROSE. È un giovane tossicodipendente, in cura in una comunità di recupero tra le province di Rieti e L’Aquila, il principale sospettato per la morte di Mariangela Mancini.

La donna, 33 anni, residente a Spedino, frazione di Borgorose, era scomparsa una settimana fa ed è stata ritrovata, 24 ore dopo, in un boschetto ai margini della strada che porta nel piccolo centro abitato, non lontano da Magliano de’ Marsi.

Il sospettato – al momento non sarebbe ancora indagato – è un ospite di una comunità di recupero per tossicodipendenti che si trova a pochi chilometri da Borgorose e si sarebbe allontanato dalla comunità per diverse ore dopo il ritrovamento del corpo della giovane, per poi farvi ritorno, si presume nella stessa giornata di venerdì 13 maggio.

La donna, come ipotizzato in un primo momento dal medico legale, potrebbe essere stata strangolata. Sarebbero queste le conclusioni dell’autopsia, che avrebbe anche rilevato tracce di acido muriatico tra i contenuti gastrici non in quantità tale da causare un avvelenamento immediato. Le indagini, dopo l’apertura del fascicolo che ipotizza l’omicidio, vanno avanti con discrezione.

Nelle fasi successive al ritrovamento del corpo si era parlato anche di suicidio, per la presenza di una bottiglia di acido muriatico. I familiari della giovane, che aveva amicizie anche ad Avezzano e all’Aquila, non hanno mai creduto a un gesto estremo della 33enne, che tra qualche settimana sarebbe dovuta andare ad abitare con il compagno Luca Maceroni. Gli stessi familiari hanno chiesto ulteriori accertamenti, tanto che la Procura ha deciso di bloccare i funerali in programma martedì. Oltre ai lividi e alle ferite su collo, gambe e braccia, un altro punto fermo riguarderebbe il fatto che Mariangela Mancini è stata trovata con gli indumenti asciutti, nonostante la notte tra il 12 il 13 maggio piovesse nel bosco di Fonte San Paolo di Spedino.

Una circostanza che avvalorerebbe anche quanto hanno raccontato ai carabinieri alcuni testimoni, secondo i quali la mattina di venerdì 13, mentre erano in corso le ricerche e prima ancora che l’elicottero dei vigili del fuoco scorgesse il corpo della 33enne, il suo cadavere in quel punto del bosco non c’era.

Quella dell’acido muriatico potrebbe essere tutta una messinscena per depistare gli investigatori.

«Siamo animati dal dubbio, le indagini sono in corso, stiamo facendo tutto il necessario. Se eravamo certi del suicidio le avremmo già chiuse», dichiara il procuratore capo di Rieti, Giuseppe Saieva, «stiamo attendendo la perizia del medico legale. L’autopsia ha comunque evidenziato alcuni elementi che meritano un approfondimento».

Intanto, proprio il procuratore Saieva, accompagnato dal sostituto Cristina Cambi e dagli investigatori del reparto operativo dei carabinieri di Rieti, ha compiuto un nuovo sopralluogo nel bosco di Fonte San Paolo, dove Mariangela Mancini è stata trovata senza vita.

Gli indumenti indossati dalla 33enne sono stati inviati al Ris dei carabinieri di Roma per effettuare accertamenti più approfonditi alla ricerca di possibili tracce.

Nei giorni scorsi erano stati ascoltati la madre della donna, Luisa Barbonetti, il fratello Nazzareno e alcuni amici e vicini di casa.

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