Gianotti: nel regno del grano solina sugli antichi tratturi

10 Gennaio 2015

di Luca Gianotti Lascio con dispiacere l'agriturismo di Nunzio Marcelli e Manuela Cozzi, dove mi sono sentito a casa, e comincio a camminare l'ottavo giorno di questo tour a forma di spirale sulle...

di Luca Gianotti

Lascio con dispiacere l'agriturismo di Nunzio Marcelli e Manuela Cozzi, dove mi sono sentito a casa, e comincio a camminare l'ottavo giorno di questo tour a forma di spirale sulle tracce del terremoto del 1915. Siamo nella Valle Peligna, e il primo centro abitato che si attraversa è Casale: si registrano pochi morti qui, ma c'è una Via delle casette, e tutte le traverse a reticolo, un quartiere piuttosto esteso. Più di 50 famiglie vivevano in queste casette post-terremoto, ora o sono abbandonate o sono trasformate in case vere e proprie. Ogni paese ha un quartiere di baracche, sono sempre state considerate edilizia minore, da abbattere; il centenario deve riabilitarle, sono archeologia del terremoto, da conservare.

Riprendiamo il cammino, oggi siamo in quattro, Roberto di Pescara, Carmine di Castelvecchio e Donato Silveri. Silveri è il presidente del consorzio della solina, il grano tenero antico che lui ha contribuito a riscoprire. La solina sta diventando molto conosciuta e si è formato un consorzio di produttori biologici per garantirne la purezza. È una vera eccellenza abruzzese, può diventare uno di quei prodotti tipici su cui i giovani potrebbero investire per costruirsi un lavoro. Non solo nel campo dell'agricoltura, ma anche nella trasformazione si può fare pasta, un pane buonissimo, dolci. Si può costruire una economia sulla solina.

Superato Cocullo, il paese della festa dei serpari, con poche tracce del terremoto, si inizia a salire in montagna su un antico tratturo. Alla galleria di Olmo di Bobbio imbocchiamo un altro tratturo che ci porta nella valle del Melo, con tanta neve, regno di caprioli, cinghiali e lupi. Scendiamo a Case Colananni, e da qui a Castelvecchio Subequo, dove ci accolgono il sindaco Pietro Salutari, Francesco Olivieri e Giuseppe Cera.

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