Giovane aquilano arrestato per l’omicidio dell’operaio

3 Febbraio 2021

A un anno e due mesi dall’uccisione di Paolo D’Amico i carabinieri fermano il presunto assassino Il gip condivide le conclusioni della Procura. L’uomo è stato rinchiuso nel carcere di Frosinone

L’AQUILA. I carabinieri del Comando provinciale dell’Aquila hanno arrestato, nella mattinata di ieri, un giovane aquilano accusato di avere ucciso il dipendente dell’Aquilana società multiservizi Paolo D’Amico, trovato morto il 24 novembre 2019 nella sua casetta in mezzo alla campagna, nel territorio comunale di Barisciano.
All’individuazione del presunto assassino si è giunti al termine di una lunga e complessa indagine che è stata condotta dai militari del Nucleo investigativo del reparto operativo e coordinata dal procuratore della Repubblica Michele Renzo e dal sostituto procuratore Simonetta Ciccarelli. Decisivi gli accertamenti del reparto investigazioni scientifiche.
Il delitto aveva suscitato sconcerto nella popolazione locale, ma soprattutto tra i colleghi di lavoro dell’operaio, i quali, nel primo anniversario della scomparsa, lo avevano voluto ricordare, auspicando la soluzione investigativa del caso.
Il corpo senza vita di D’Amico, 55 anni, originario di Roma, ma da tempo residente all’Aquila, dove lavorava all’Asm, fu trovato nell’abitazione, dove era stato prima tramortito con una martellata e poi trafitto più volte con uno scalpello o con un punteruolo. Con ogni probabilità la morte era sopraggiunta al termine di un’accesa discussione con uno o più “amici”. L’assassino o gli assassini erano poi svaniti nel nulla, inghiottiti dal reticolo di sentieri sterrati, a poche centinaia di metri da San Gregorio.
L’arresto è stato firmato dal gip Guendalina Buccella: secondo quanto trapelato ieri, l’uomo è stato rinchiuso nel carcere di Frosinone. Gli elementi che hanno portato all’arresto saranno illustrati stamani.
Durante l'attività investigativa sono state ascoltate numerose persone, in particolare parenti e amici della vittima: nel corso delle indagini sono stati, tra le altre cose, vagliati anche i tabulati telefonici e i movimenti bancari per ricostruire la rete di rapporti intessuta dall’uomo, che viveva da solitario.
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