«Giovani, restate all’Aquila e aiutatela a farla rinascere»

27 Ottobre 2016

Il rappresentante del governo lunedì lascia l’incarico «Sono stati quattro anni intensi e con tanti problemi»

L’AQUILA. Dalla finestra del suo luminoso studio si vede una gru. Sorregge un grosso gancio che si avvicina “minaccioso” alla grande vetrata. Lunedì prossimo Francesco Alecci lascerà l’incarico di prefetto dell’Aquila e quella gru è il segno che nei quattro anni in cui ha svolto il suo servizio come rappresentante dello Stato nel capoluogo d’Abruzzo, la città ha fatto grandi passi avanti sul fronte della ricostruzione. Nel novembre del 2012 quando Alecci fu scelto per guidare la prefettura aquilana la sede era ancora nella scuola della Guardia di finanza. Solo nel dicembre del 2013 fu spostata dov’è ora, lungo corso Federico II.

A fine 2012 il centro storico dell’Aquila era ancora spettrale e lo scontro politico che si era generato sin dalla fine del 2010 aveva creato uno stallo pericoloso. Alecci oggi non dà giudizi su quello “scontro” ma non esita a dire che c’è stato un momento, in questi quasi otto anni «in cui le cose sono state create in un certo modo per agevolare interessi di parte».

Il prefetto ritiene che dal punto di vista tecnico-amministrativo la ricostruzione è oggi ben incanalata. Quello che forse manca è la prospettiva. «L’Aquila» dice Alecci «prima del sisma aveva una sua precisa identità e pur in una crisi che qui era iniziata già negli anni Novanta del secolo scorso, i cittadini si riconoscevano in alcune specificità, in particolare nell’università, nell’alta tecnologia, nella cultura in tutte le sue declinazioni. Il terremoto ha infranto molte certezze e io credo, senza dare colpe o emettere sentenze, che in questi ultimi anni sia mancata da parte dei vari decisori politici la capacità di immaginare il futuro e dare un’indicazione chiara sulle prospettive di questa terra. Ma c’è ancora tempo per rimediare ed è per questo che oggi io dico ai giovani: restate all’Aquila, non scappate, la città senza di voi non ha nessuna speranza di rinascere, avete un compito storico a cui non dovete sottrarvi».

BANDIERA. Alecci nella sua veste istituzionale ha avuto “divergenze” con l’attuale amministrazione comunale. La prima fu l’episodio delle bandiere tolte dal sindaco dalle facciate delle scuole per sollecitare da Roma i fondi per la ricostruzione. «Vede» dice Alecci con la calma che lo contraddistingue e che gli ha fatto superare momenti complicati «la bandiera è un simbolo che non è proprietà di chicchessia e quindi nessuno se ne deve appropriare; dare una funzione diversa alla bandiera significa fare scendere un’ombra sulla democrazia».

CENTRO STORICO. Più di recente c’è stata la vicenda della chiusura per motivi di sicurezza di una bella fetta del centro storico. Il prefetto ricorda che la decisione di convocare un incontro in prefettura sull’argomento nacque dal fatto di «aver ricevuto una lettera _ per conoscenza _ dal capo della polizia municipale dell’Aquila in cui si evidenziavano serie criticità. Cosa avrebbe dovuto fare il prefetto, cestinare la lettera e far finta di nulla?».

VIDEOSORVEGLIANZA. C’è poi l’annosa storia dell’impianto di videosorveglianza che dovrebbe avere una funzione preventiva e repressiva in alcuni punti strategici del centro storico: «Io oggi, a pochi giorni dal momento in cui lascerò l’incarico non so se c’è un progetto e a che punto è. Ricordo che quando arrivai nel 2012 mi fu presentata una ipotesi, messa a punto dall’allora dirigente dell’ufficio speciale, che prevedeva una spesa di 11 milioni di euro. Dissi no perché mi sembrava una cifra eccessiva e da allora di ipotesi in ipotesi nulla si è concretizzato».

PROFUGHI. C’è poi il capitolo profughi. Anche qui Alecci non si sottrae a una analisi lucida del fenomeno: «Il problema c’è e va affrontato, noi come provincia dell’Aquila abbiamo quote ben precise come ce l’hanno tutte le altre province d’Italia e dobbiamo trovare le soluzioni più giuste e condivise ma devo dire che dai Comuni non stiamo ricevendo un grande aiuto».

FORZE DELL’ORDINE. Alecci ringrazia poi le forze dell’ordine per il grande lavoro che stanno svolgendo nel contrasto al malaffare e alle varie mafie.

CASO SULMONA. Confessa la sua amarezza per quanto è accaduto a Sulmona dove quasi metà dei dipendenti comunali sono stati denunciati perché consideravano il lavoro in Comune un accessorio ai loro hobby personali. «Temo che si stia un po’ perdendo il senso dello Stato» dice «lo Stato è di per sé una realtà astratta che si concretizza attraverso le persone chiamate a rappresentarlo. Quello che è successo a Sulmona _ fermo restando il fatto che vanno accertate le singole responsabilità _ amareggia e ci interroga anche sul ruolo di chi deve vigilare».

LA FAMIGLIA. Alecci lascia la prefettura dell’Aquila per raggiunti limiti di età (65 anni). Il suo prossimo incarico – dice senza tentennamenti – sarà di occuparsi della famiglia «che in questi anni forse ho un po’ trascurato». Il prefetto ha due bambine di 10 e 13 anni. La moglie è un alto magistrato della Cassazione.

IL CUORE. Quando arrivò nel 2012 Alecci non sapeva quasi nulla della realtà locale. Nel momento di lasciare è certo che nel capoluogo d’Abruzzo resterà un pezzetto del suo cuore: «Ho conosciuto molte belle persone, sono stato sempre accolto benissimo anche se la città dovrebbe essere un po’ meno sospettosa verso chi arriva da fuori. Tornerò molto spesso qui da voi anche per vedere il completarsi di una rinascita alla quale spero di aver dato un piccolo contributo». E la città lo accoglierà sempre con gratitudine.

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