Giudice annulla la censura a una maestra

13 Aprile 2018

Il magistrato ha accolto il ricorso contro il provvedimento della dirigente dell’istituto “Rodari” 

L’AQUILA. Il giudice del lavoro Anna Maria Tracanna, ha annullato la censura comminata a una docente di scuola primaria dell’istituto comprensivo “Rodari” accusata dalla dirigente scolastica, Monia Lai, di aver interrotto le attività di un laboratorio creativo per intrattenersi con i genitori dei bambini della scuola dell’infanzia. In tal modo non avrebbe obbedito all’ordine di non parlare con i genitori ed eludendo un obbligo di lavoro causando la disfunzione del servizio scolastico. La maestra è stata difesa dalla Uil scuola, i cui avvocati, Salvatore Braghini e Renzo Lancia hanno citato in giudizio il Miur per sentir dichiarare l’illegittimità della censura scritta (la sanzione più grave a disposizione del dirigente). Il giudice, dopo l’acquisizione di testimonianze, ha accolto le tesi dei due legali, rilevando, in primis, «che il laboratorio di continuità tra Infanzia e Primaria, non poteva che avere la funzione di avvicinare i bambini della scuola dell’infanzia e i loro genitori alla scuola primaria, al fine di agevolare appunto “una continuità” delle iscrizioni all’interno del plesso, nel transito dalla infanzia alle elementari». «Per cui, il fatto che i genitori abbiano sollecitato domande e approfondimenti in vista della iscrizione alla scuola elementare poteva ritenersi evento del tutto prevedibile, se non scontato, come scontato era il comportamento delle insegnanti presenti, tra cui la maestra sanzionata, di rispondere alle domande, di fornire delucidazioni e spiegazioni, finanche consigli, tanto da escludere», si legge nella sentenza, «l’intenzionalità della condotta e parimenti ritenersi la totale assenza di colpa». Il giudice rileva che «l’episodio ha riguardato un’attività non obbligatoria della docente e che quest’ultima, insegnante esperta e mai destinataria di altri provvedimenti disciplinari, nel rapportarsi coi genitori dei bambini dell’infanzia, non ha oltrepassato le competenze».(g.g.)
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