Giudice ordina al testimone di togliersi il cappello in aula
L’AQUILA. La presenza in un’aula di tribunale prevede un certo contegno. Di certo non poteva saperlo il giovane romeno, poco più che ventenne, che ieri doveva testimoniare per una causa davvero...
L’AQUILA. La presenza in un’aula di tribunale prevede un certo contegno. Di certo non poteva saperlo il giovane romeno, poco più che ventenne, che ieri doveva testimoniare per una causa davvero brutta per lui: maltrattamenti in famiglia da parte del padre nei confronti della madre.
Ma il giudice Giuseppe Romano Gargarella, sia pure con toni garbati, non poteva tollerare il mancato rispetto della legge e, allora, ha invitato il testimone, che aveva nel frattempo letto la dichiarazione di impegno a dire la verità, a togliersi il copricapo e rispondere alle domande delle parti. Non si tratta di un capriccio, dunque, ma del rispetto dell’articolo 129 del codice di procedura civile che recita: «Chi interviene o assiste all’udienza non può portare armi o bastoni e deve stare a capo scoperto e in silenzio. È vietato fare segni di approvazione o di disapprovazione o cagionare in qualsiasi modo disturbo».
Questa ultima parte dell’articolo potrebbe riguardare l’uso del cellulare che, alle volte, squilla durante le udienze sollevando, talora, la riprovazione di qualche magistrato.
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