Giustizia minorile: appello del procuratore Mancini

L’AQUILA. C’è anche il procuratore del tribunale per i minorenni dell’Aquila David Mancini tra i 25 firmatari di un appello «affinché si impedisca un’affrettata riforma processuale e ordinamentale...
L’AQUILA. C’è anche il procuratore del tribunale per i minorenni dell’Aquila David Mancini tra i 25 firmatari di un appello «affinché si impedisca un’affrettata riforma processuale e ordinamentale che in mancanza di una preventiva risoluzione delle molteplici criticità organizzative esistenti e in particolare a organici invariati, possa influire negativamente sulla funzionalità di un intero sistema minorile e familiare e sull’effettivo riconoscimento dei diritti dei soggetti minorenni e delle loro famiglie».
«La legge numero 206 del 2021 ha rivoluzionato la giurisdizione minorile e di famiglia», scrivono i 25 procuratori italiani, «istituendo il “Tribunale per le persone, i minorenni e le famiglie”: a fronte dell’iniziale valutazione positiva in ordine all’istituzione di un tribunale unico competente a trattare l’intera materia riguardate la famiglia e i minori – comprese le attuali competenze ora spettanti ai Tribunali Ordinari – in quanto rispondente alla necessità di concentrazione delle tutele, e di evitare sovrapposizioni e contrasti, dobbiamo constatare che tale riforma andrà, di fatto, a snaturare il sistema della giustizia minorile a favore di un organismo sulla cui efficacia non possiamo che nutrire serissime preoccupazioni. L’impostazione complessiva della riforma ha risentito della mancata effettiva conoscenza del sistema minorile vigente», sottolineano i magistrati, «riducendone la portata sociale e di attenzione alle persone più vulnerabili a un passaggio di esclusiva natura giuridica e processuale, senza peraltro affrontare i molti nodi organizzativi concreti concernenti la ricognizione dei carichi di lavoro, la mancata previsione del processo telematico, l’assenza di un sistema informatico adeguato e dialogante con gli altri sistemi del mondo giustizia, aspetti che concorreranno a rendere la riforma del tutto inattuabile, e dunque inidonea a raggiungere obiettivi di efficienza e di maggior tutela dei minorenni e delle persone vulnerabili. Il rischio concreto che intravediamo è un ritorno a una giustizia “a misura di adulto”. Permangono inalterate le criticità già all’epoca evidenziate, in quanto si è voluto incidere fortemente sulla specializzazione del nuovo tribunale, rinunciando ai due fondamentali principi cardine della giustizia minorile: la collegialità di ogni decisione e la multidisciplinarietà dell’organo giudicante, in ragione della delicatezza della materia trattata. Ma accanto a tali esigenze, ormai irreversibilmente compromesse, le preoccupazioni che ci premono evidenziare riguardano l’assetto della nuova Procura e le sue modalità di azione. Già oggi operiamo con organici ampiamente sottodimensionati, con carichi di lavoro molto consistenti e in progressivo aumento a cui non riusciamo a far fronte sempre adeguatamente. Con la riforma aumenteranno le nostre competenze attraverso il trasferimento alle procure minorili delle funzioni civili già spettanti alle Procure Ordinarie, ma ciò non può avvenire “a costo zero”, senza un consistente ampliamento degli organici e una previsione di adeguate risorse», concludono i magistrati.

