Gli agricoltori: incubo cinghiali, troppi danni

Imprenditore di Villa San Sebastiano alla Regione: «Misure urgenti o saremo costretti a chiudere»
TAGLIACOZZO. I cinghiali non danno tregua. Ne sa qualcosa un agricoltore marsicano che in quattro anni ha subìto circa 55mila euro di danni, ottenendo un rimborso che non arriva neppure alla metà della somma richiesta (21mila euro). E in questa stagione conta nuovi danni. Il grido d’allarme arriva dalla cooperativa agricola La Villa di Erminio Pensa. L’imprenditore ha inviato una lettera aperta al vice presidente del consiglio regionale, con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, alla dirigente del dipartimento agricoltura della Regione Abruzo, Elena Sico, e al direttore di Confagricoltura L’Aquila, Stefano Fabrizi, per renderli partecipi di quello che sta accadendo nella sua azienda agricola a Villa San Sebastiano, frazione di Tagliacozzo. «Siamo stati costretti a recuperare il mais dal terreno pur non essendo arrivato a maturazione perché se tardavamo qualche giorno non avremmo trovato nulla», ha raccontato l’allevatore, «ne avremmo dovuto raccogliere 6.000 quintali invece ne abbiamo recuperati circa 1.200, con danni che vanno oltre l’80 per cento. Ovviamente, ora i cinghiali si sposteranno e andranno ad attaccare altri campi costringendoci a una continua ed estenuante corsa contro il tempo per salvare il nostro raccolto».
Secondo Pensa, le misure di contenimento messe in atto non funzionano e bisogna trovarne di più efficaci altrimenti sarà «una catastrofe annunciata e senza l’alimentazione per il bestiame chiuderemo non solo la nostra azienda, ma saranno destinate alla chiusura tutte quelle del comprensorio marsicano. Vedere distrutto il frutto del proprio lavoro, senza poter far nulla, è mortificante». Il titolare della cooperativa La Villa ha sottolineato che znegli ultimi quattro anni c’è stato un aumento dei danni in modo esponenziale, con una perdita secca di 55.000 euro a fronte di un rimborso 21mila euro. Se la politica non è in grado di risolvere il problema, o non vuole, ci dica di chiudere. Questa azienda è titolare di un progetto per il piano di sviluppo rurale che la impegnerà con mutui per altri 10 anni, con un importo di oltre 600mila euro. È un’azienda guidata da giovani di 30 anni che hanno scelto questo lavoro scommettendo sul questo territorio, diteci voi quello che dobbiamo fare». (e.b.)
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