Gli albergatori: senza riti pasquali fioccano cancellazioni dai turisti

In forte dubbio Madonna che scappa e processione, in città generano affari per circa 4 milioni di euro Casaccia e Santacroce: «Un disastro, vengono disdette addirittura le prenotazioni di settembre»
SULMONA. La chiusura forzata della città e le processioni pasquali che saranno molto probabilmente senza fedeli, come già disposto dal Vaticano, stanno avendo conseguenze pesanti sul Pil cittadino. Le strade deserte e le saracinesche abbassate restituiscono l’immagine di una Sulmona deserta, che farà fatica a rialzarsi nel momento in cui l’epidemia del coronavirus indietreggerà. Da un giorno all’altro, o meglio in una notte, negozi, bar, pub, ristoranti, alberghi e bed and breakfast hanno dovuto chiudere, accompagnando gli ospiti alla porta e restando con le provviste di cibo deperibile sulla casella delle perdite di bilancio. Per gli hotel sulmonesi è già cominciata la corsa alle disdette delle prenotazioni.
«Attualmente siamo già al 50 per cento», interviene Gianluca Casaccia, presidente del Consorzio degli albergatori, «e con questo trend arriveremo nei prossimi giorni alla totalità. In più, quello che preoccupa è che le persone stanno disdicendo addirittura le prenotazioni di settembre».
Stessi numeri registra Domenico Santacroce, presidente dell’Associazione albergatori. «A breve raggiungeremo il cento per cento delle disdette se le cose vanno avanti così», conferma, «alcuni addirittura hanno cancellato le prenotazioni di settembre. In più, noi, a differenza di molte località del Nord, stiamo restituendo tutte le caparre».
I riti pasquali sulmonesi, e soprattutto la Madonna che scappa in piazza, si confermano gli eventi clou del turismo cittadino, in grado di attirare ogni anno migliaia di visitatori e turisti, per un giro d’affari stimato di circa 4 milioni di euro. «Quest’anno le premesse erano eccellenti», continua Santacroce, «persino superiori a quelle dello scorso anno che pure è stata una stagione fortunata. Poi è arrivata l’emergenza coronavirus ed è stato un disastro: abbiamo cancellato grossi gruppi dall’Italia del Nord e dagli Stati Uniti. Oggi abbiamo gli alberghi vuoti e non abbiamo ancora molta autonomia: possiamo reggere un paio di settimane, al massimo un mese, ma è necessario che il governo si attivi subito per darci ossigeno».
Nel frattempo, tanta è la preoccupazione per la situazione che i sindaci hanno lanciato appelli ai turisti e ai proprietari di seconde case di non tornare e di aspettare tempi migliori, come fatto da Angelo Caruso (Castel di Sangro) e Giovanni Di Mascio (Campo di Giove).
Critica anche la situazione per ristoranti e trattorie, ecco perché Milena Ciccolella, proprietaria del ristorante “Il Torchio” di Pettorano ha lanciato un grido di aiuto.
«Chiedo a tutti i sindaci della Valle Peligna, con invito rivolto a tutti i sindaci abruzzesi ed italiani in generale, comportamenti da buoni padri di famiglia: far fronte insieme per ottenere un programma economico che ci aiuti in questo periodo», invoca, «il mio auspicio è che questo periodo segnato dagli effetti del coronavirus non distrugga quanto fatto fin ora. Le piccole e medie imprese reggono l’intera Valle Peligna: non lasciateci morire».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

