Gli albergatori: «Uniti con Roma Il Giubileo 2025 grande occasione»

Per gli operatori «è un’opportunità irripetibile che non può lasciare spazio all’improvvisazione» Palmisano: «Serve una figura per la pianificazione». Carissimi: «Vanno potenziati posti letto e servizi»
L’AQUILA. Roma chiama, gli albergatori aquilani rispondono. Le parole del presidente della commissione capitolina Speciale Giubileo 2025, Dario Nanni, che solo due giorni fa aveva parlato di «un connubio naturale» tra Roma e il capoluogo abruzzese in vista dell’imminente anno giubilare, auspicando in tal senso la nascita di un’asse tra le due città attraverso «l’organizzazione di una serie di iniziative congiunte», chiamano in causa esplicitamente il capoluogo abruzzese sul piano religioso, e di conseguenza anche la sua capacità ricettiva. L’Aquila è quindi chiamata a prepararsi a ricevere la visita di almeno una quota dei 35 milioni di pellegrini previsti nella capitale per il 2025.
Gli albergatori sono pronti, anche se si dividono sulle soluzioni da adottare perché tutto concorra a rilanciare l’immagine di una città eletta a “capitale del perdono” da Papa Francesco.
Opportunità da cogliere
«Un’opportunità irripetibile», la definisce infatti Francesco Palmisano, presidente di Federalberghi extra. «Eventi del genere capitano una volta ogni 25 anni, quindi si parla di finestre temporali importanti. Certo è che le cose da fare in preparazione di questo evento sono ancora tante per evitare che si crei uno spiacevole effetto delusione, sicché c’è bisogno di programmare perché non si può certamente improvvisare», spiega, aggiungendo che «vanno curati i servizi, una viabilità fruibile che colleghi il centro con le aree limitrofe, bagni pubblici, chiese aperte e accessibili a qualsiasi orario. Il tutto possibilmente coordinato», aggiunge Palmisano, «da una figura specificamente preposta alla pianificazione di tutte queste cose, che non possono essere lasciate all’assessore di turno o a chi per lui. L’individuazione di un consulente in grado di fornire le giuste linee guida anche all’amministrazione cittadina potrebbe essere molto utile per farsi trovare pronti».
Strutture e servizi
«Al momento c’è qualche struttura ricettiva ancora chiusa, però sono fiducioso che saranno disponibili per un evento come il Giubileo» dichiara dal canto suo Roberto Laglia, direttore dell’hotel Federico II.
«Naturalmente il potenziamento dei servizi base è fondamentale», afferma Laglia, auspicando «la riattivazione della scala mobile che renda accessibile piazza Duomo con il terminal di Collemaggio, che purtroppo al momento è un po’ buio, sporco e mal frequentato. Sarebbe utile pensare anche a dei parcheggi decentrati ma provvisti di un servizio navetta adeguato, oltre ad un potenziamento del servizio taxi».
Dubbi sul turismo religioso
«Personalmente non credo molto a questo turismo religioso», spiega invece il proprietario dell’hotel L’Aquila, Giorgio Carissimi. «In più mancano le strutture per un turismo di soggiorno. Ad oggi la nostra è una città da turismo mordi e fuggi quindi c’è bisogno di una maggiore disponibilità di posti letto, che adesso si aggirano intorno a quattromila, ma non credo basteranno. La cosa sicuramente positiva è che il Giubileo sarà un’ottima vetrina per la città e speriamo che si riesca a sfruttarla anche una volta che si spegneranno le luci della ribalta giubilare». Improntate a un certo scetticismo anche le dichiarazioni di Daniel Franchi, direttore del Mysuite hotel e La Compagnia del viaggiatore hotel (ex Spapizar), che torna sulla marginalità dell’incidenza dei flussi turistici a carattere esclusivamente religioso.
A tal proposito il direttore alberghiero suggerisce che «L’Aquila dovrebbe offrire un’esperienza immersiva che, partendo da una spinta turistica di interesse religioso, possa essere l’occasione per vestire la città di quella atmosfera medievale che la caratterizza nelle sue storiche vestigia, in modo che il pellegrino possa davvero tornare a vivere la realtà di quel tempo a tutto tondo, e non come accade in occasione della Perdonanza, dove il momento del corteo è solo un fenomeno di costume in mezzo a tanti altri eventi mondani che potrebbero essere vissuti in qualsiasi altra città».
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