Gli ambulanti lanciano l’allarme «Fiere abolite, così moriremo»

Il presidente di Fiva provinciale, Capretti: il Comune ci ha fatto pagare il suolo pubblico anche nel lockdown Vogliamo rientrare nelle agevolazioni di Fare Centro, altrimenti molte delle settecento attività chiuderanno
L’AQUILA. Tutto annullato. In centro storico non ci saranno eventi fieristici e il mercato domenicale non tornerà in piazza Duomo, almeno per questa estate.
Dopo la cancellazione, in rapida sequenza, della Fiera del 1° maggio e del 2 giugno e di quella di San Bernardino, il 19 maggio, è a rischio anche il tradizionale appuntamento con le bancarelle della Perdonanza, il 23 agosto. Ma sono stati cancellati e ridotti anche i mercatini periferici, come quelli di Castel del Monte e di Rocca di Mezzo. Per gli operatori del commercio su aree pubbliche, un piccolo esercito di 700 ambulanti in provincia dell'Aquila, è il disastro, con incassi persi che oscillano tra il 40 e il 60%, rispetto allo scorso anno. Un taglio netto, che crea rigurgiti negativi anche per le attività commerciali del centro storico dell'Aquila, che dai grandi eventi fieristici traevano occasione per fare incassi e aumentare la presenza di turisti, anche da fuori regione. La Fiva- Confcommercio lancia l'allarme: «Siamo allo stremo, costretti a pagare persino l'occupazione di suolo pubblico nei mesi di lockdown».
NIENTE FIERE. Un po’ i Cantieri dell'Immaginario, che hanno rubato la scena principale ad altre manifestazioni in piazza, un po’ il problema della misure e dei protocolli di sicurezza, ancora molto rigidi, l'accordo per riportare il mercato in centro, almeno nei giorni festivi, è saltato. La Fiva Confcommercio, a inizio giugno, aveva espresso la volontà di organizzare almeno due appuntamenti mensili «per rivitalizzare il centro e creare occasioni di incontro». Ma anche, è innegabile, per dare una boccata ai tanti ambulanti che da mesi hanno visto precipitare gli incassi.
«Tutto cancellato», conferma il presidente della Fiva Confcommercio, Alberto Capretti, «abbiamo dovuto rinunciare al mercato domenicale, alla Fiera del 1° maggio e a quella di San Bernardino, eventi ormai consolidati nel calendario fieristico nazionale, che portavano all'Aquila esercenti da tutta Italia. È sfumata anche la possibilità di organizzare fiere a tema, che raccolgono il consenso degli amanti del settore, come fiori, prodotti tipici, libri. Non si potrà fare nulla; persino la Fiera della Perdonanza, solitamente programmata per il 23 agosto, rischia di saltare».
DANNO NOTEVOLE. Nella difficile estate del coronavirus, i conti non tornano. Basta mettere in fila i numeri, per capire quanto l'emergenza stia costando, in soldoni, alle tasche dei commercianti, ambulanti compresi. «I 700 operatori della provincia dell'Aquila stanno pagando un prezzo altissimo», sottolinea Capretti, «con un fatturato dimezzato e costi fissi che rimangono gli stessi, a fronte di una perdita degli incassi che, in alcuni casi, sfiora il 60%. E la crisi si fa più marcata per comparti come abbigliamento e calzature. Le uniche attività ad avere margini più ampi di guadagno solo legate al food, ma il settore è in ginocchio. La cancellazione di tutto il calendario degli eventi estivi inciderà pesantemente su un settore già in crisi».
AIUTI E SGRAVI. La Fiva ha avanzato una richiesta precisa al Comune: estendere il bando Fare Centro, con le relative agevolazioni economiche, anche agli ambulanti che torneranno a rianimare il mercato di piazza Duomo. «È questo l'obiettivo a medio termine», dice Capretti, «ma in un contesto così difficile, senza aiuti e incentivi, sarà impossibile creare un mercato innovativo e all'avanguardia. Anche gli operatori su aree pubbliche, per modernizzare banchi e attrezzature, hanno il diritto ad usufruire di agevolazioni sugli investimenti». E, poi, ci sono le tasse. «Non ci è stato abbonato nulla. Siamo stati costretti persino a pagare la tassa per l'occupazione di suolo pubblico», conclude Capretti, «per i mesi di marzo, aprile e maggio, quando a causa del lockdown, tutte le attività erano ferme. Ma né il Governo, né gli enti locali ne hanno tenuto conto».
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