Gli amici dell’operaio ucciso: «Ora la verità»

24 Novembre 2020

Omicidio di Barisciano un anno dopo. I colleghi di D’Amico: «Si faccia luce al più presto sulla vicenda»

L’AQUILA. A un anno dalla scomparsa di Paolo D’Amico – l’operaio di 55 anni dell’Aquilana società multiservizi ucciso nella sua villetta di campagna nel territorio comunale di Barisciano e trovato morto domenica 24 novembre 2019 – i colleghi di lavoro hanno scritto un ricordo.
In occasione dell’anniversario, ricordato ieri da un articolo del Centro, le sigle sindacali Fp-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Fiadel-Ugl ambiente, Rsu aziendali di Asm, anche a nome dei lavoratori, gli hanno dedicato un pensiero. «A ormai un anno di distanza dalla sua morte, lavoratori, organizzazioni sindacali e rsu, si stringono ancora, al dolore della famiglia D’Amico per la scomparsa del suo caro e nostro collega Paolo. Se, leggendo la stampa di quei giorni, la morte di Paolo fosse da imputare a cause non naturali, tutti noi, confidando nel lavoro degli inquirenti, chiediamo e speriamo che si faccia luce al più presto».
Il corpo senza vita di D’Amico, 55 anni originario di Roma, ma da anni all’Aquila, dove lavorava all’Asm, fu trovato nell’abitazione, dove era stato prima tramortito con una martellata e poi trafitto più volte con uno scalpello o con un punteruolo. Con ogni probabilità la morte era sopraggiunta al termine di un’accesa discussione con uno o più “amici”. L’assassino o gli assassini erano poi svaniti nel nulla, inghiottiti dal reticolo di sentieri sterrati, a poche centinaia di metri da San Gregorio. Un anno dopo, in via Colle Tomo, non è cambiato niente. Tutto è rimasto com’era. Non c’è ancora un colpevole e il pick-up di Paolo D’Amico è ancora parcheggiato dove lui l’aveva lasciato poco prima di essere ucciso. Le indagini – che vanno avanti – hanno portato a isolare un dna “sospetto” repertato sul luogo del delitto e che, si ipotizza, potrebbe appartenere all’assassino. Ma finora non è stato possibile collegarlo a un nome e un cognome.