Gli avvocati: di Orio non può stare in carcere

6 Agosto 2019

Catenacci e Calvi: «Epilogo vessatorio, le condizioni di salute dell’ex rettore sono incompatibili»

L’AQUILA. «Siamo fiduciosi che questa situazione possa finire, anche alla luce delle condizioni di salute del nostro assistito, che non sono assolutamente compatibili con il carcere, e della storia del professore di Orio, che non merita un epilogo così inutilmente vessatorio, vista, peraltro, la pena lieve che gli è stata inflitta».
Così gli avvocati Mauro Catenacci, del Foro di Teramo, e Guido Calvi, del Foro di Roma, legali dell’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando di Orio, da oltre un mese recluso nel carcere romano di Rebibbia per scontare una pena di due anni e mezzo di reclusione per induzione indebita nei confonti del suo collega di Ateneo Sergio Tiberti, con il quale in passato aveva buoni rapporti.
L’ex senatore di centrosinistra, 71 anni, è stato arrestato ed è poi finito a Rebibbia per la recente legge “Spazzacorrotti” che è stata applicata retroattivamente e che, per reati del genere, prevede l’arresto immediato, dopo il terzo grado di giudizio, anche se la piena è inferiore a quattro anni.
Il tribunale di Sorveglianza di Roma ha fissato per il prossimo 19 settembre l’udienza nel corso della quale si dovrà discutere dell’istanza di scarcerazione e affidamento ai servizi sociali presentata dai due legali.
«Purtroppo, sull’articolo 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario sta prevalendo, in questo come in altri casi, l’interpretazione più sfavorevole, da noi e da molti altri fin da subito contestata e che ha portato la stessa Corte di Cassazione a sollevare un’eccezione di legittimità davanti alla Corte Costituzionale», continuano i due legali dell’ex rettore dell’Ateneo aquilano.
«Il nostro assistito è in uno stato di profonda prostrazione anche se, da lottatore quale è sempre stato, non si arrende e continua a tener duro. Come abbiamo fatto con la Procura presso la Corte di Appello di Roma, chiederemo al tribunale di Sorveglianza, nell’udienza già fissata per il 19 settembre, che per il professor Ferdinando di Orio cessi lo stato di detenzione e che lo stesso venga affidato ai servizi sociali, così come una corretta interpretazione del suddetto articolo 4 bis imporrebbe», concludono gli avvocati Catenacci e Calvi, quest’ultimo ex componente del Consiglio superiore della magistratura.
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