Gli avvocati: «Un colpo al cuore la chiusura del nostro tribunale»

19 Dicembre 2021

Mezzoni: anni di politica miope ed egoista. Casciere: occorre un forte movimento di popolo Presutti: la Marsica verrà privata di un presidio di legalità. Milo invoca l’intervento di Natalino Irti

AVEZZANO. Oltre duemila anni fa, Tullio Marco Cicerone, nel De Oratore, scriveva: «La storia in verità è testimone dei tempi, luce della verità, maestra di vita». Chi ha guidato questo Paese nell’ultimo decennio, in riferimento alla vicenda del tribunale di Avezzano, sembra che abbia ignorato la lezione del grande oratore romano. Se così non fosse stato, nel 2011 il governo Monti non avrebbe inserito tale tribunale tra i 31, in tutto il Paese, da tagliare. Sarebbe bastato conoscere la storia di questo tribunale per evitarne la soppressione. Due anni dopo la proclamazione del Regno d’Italia, nel 1863, il governo si propone, tra l’altro, di riorganizzare il sistema giudiziario. E a preoccuparlo di più era l’elevato numero di tribunali: 1.904, di cui 142 circondariali, tra i quali rientrava quello di Avezzano. Tagliacozzo, sede di mandamento e città allora non meno importante di Avezzano, gioca d’anticipo. La giunta, presieduta dal sindaco Vincenzo Rosa, il 20 agosto, approva e invia una petizione al ministro di Grazia e Giustizia, Giuseppe Pisanelli. Petizione nella quale vengono spiegate le ragioni, di natura demografica, orografica, economica e sociale, per le quali il tribunale del circondario di Avezzano non andava soppresso. Il tribunale fu salvo. Da allora a nessun governo è passato per la mente di privare la Marsica di una istituzione così importante. Quali sarebbero oggi le conseguenze della chiusura del tribunale prevista a settembre 2022? E cosa si potrebbe fare per scongiurare questo pericolo?
«Non stiamo assistendo soltanto alla cancellazione di un presidio di giustizia», rileva l’avvocato Raffaele Mezzoni, «ma c’è in gioco lo sviluppo economico, sociale e morale dell’intera Marsica, già provata da anni di spoliazioni e di mancanza di un vero e proprio progetto territoriale globale. La soppressione del tribunale è figlia di una politica miope ed egoista, incapace di dar vita ad un progetto di crescita e di sviluppo completi».
«Condivido le battaglie condotte dal presidente dell’Ordine forense, Franco Colucci, e da tutto il consiglio per salvare il nostro tribunale», interviene Umberto Irti, «la sua soppressione, a parte le evidenti, drammatiche conseguenze per la tutela dei cittadini, rappresenta per me, avvocato ottantenne, un vero colpo al cuore. Significa vanificare l’impegno professionale di generazioni di avvocati che hanno dato prestigio ed efficienza al nostro tribunale. E poi mi domando: chiuso il tribunale, la Procura e le due scuole medie, sarà possibile rimediare a tale desertificazione del centro?».
«La chiusura», osserva l’avvocato Crescenzo Presutti, «nel nostro territorio avrà effetti devastanti, perché priva la Marsica di un presidio di legalità, di un avamposto dello Stato in una zona contigua a territori con elevata criminalità. I criteri utilizzati per il riordino della geografia giudiziaria, purtroppo, non tengono conto della presenza e della pervasività della criminalità organizzata sul territorio. Il tribunale di Avezzano, va ricordato, si trova a ridosso di regioni notoriamente permeate dalla presenza della camorra».
«Con la soppressione del tribunale di Avezzano», gli fa eco Leonardo Casciere, «mezzo Abruzzo si lascerebbe completamente non presidiato da infiltrazioni malavitose. Inoltre, si arrecherebbe un danno enorme ai cittadini e ai giovani professionisti. La proroga è solo un palliativo. Serve invece abrogare la normativa del 2012. Per questo occorre un forte movimento di popolo».
Secondo Antonio Milo al punto in cui si è arrivati, non bastono né le manifestazioni di piazza né l’interessamento di qualche forza politica: «Solo una persona può tirarci fuori dal tunnel: Natalino Irti. Dell’intervento di un figura del carisma e del prestigio di questo nostro concittadino, il ministro Marta Cartabia non può non tenerne conto».
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