Gli orsetti sono tornati nel Parco: «Niente cattura, ora li seguiamo»

I due cuccioli avvistati nell’area protetta. Sammarone: «In buone condizioni, ottimisti sulla sopravvivenza» Prelevati 11 tamponi di sangue sul luogo dell’uccisione. Oggi la necroscopia allo Zooprofilattico di Teramo
SAN BENEDETTO DEI MARSI. Il Parco nazionale è tornato ad abbracciare i due cuccioli orfani di Amarena. Una buona notizia, a detta degli esperti, che arriva dopo quattro giorni di ricerche estenuanti, in cui allo sconcerto per la morte dell’orsa simbolo d’Abruzzo si sono unite le preoccupazioni per la sorte dei piccoli. Gli avvistamenti che hanno riacceso la speranza arrivano nella notte tra domenica e lunedì, quando uno degli orsetti è stato visto gironzolare dentro i confini del Parco. Sono state due le segnalazioni, ma non è ancora chiaro se si tratta dello stesso orso o di entrambi. Un dubbio che soltanto una minuziosa attività di monitoraggio sarà in grado di sciogliere. Secondo il Parco, comunque, «i cuccioli sono in buona salute» e «il muoversi lungo il corridoio tra il Fucino orientale e l’area protetta fa ben sperare sulle loro capacità di sopravvivenza». Tanto che potrebbe non essere più necessaria la cattura. È il direttore Luciano Sammarone a spiegare il perché: «La cattura aveva come obiettivo quello di sincerarsi delle loro condizioni di salute, allontanarli dall’area di San Benedetto dei Marsi e poi liberarli nuovamente, ma ora che i cuccioli sono tornati all’interno del Parco si trovano in zona più sicura per la loro sopravvivenza». C’è di più: gli ultimi avvistamenti testimoniano che i figli di Amarena sono in grado di muoversi liberamente e in autonomia. E soprattutto sono capaci di procurarsi cibo e acqua. Ma l’allerta resta comunque alta, perché ai piccoli mancano le cosiddette “cure parentali”, vale a dire quegli insegnamenti che la madre dà ai suoi figli nei primi mesi di vita per imparare a difendersi, muoversi in maniera sicura e lontano dai predatori. Amarena avrebbe dovuto concludere lo svezzamento la prossima primavera.
«Cattura solo se necessaria»
Il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm) ha evidenziato che le ricerche «proseguiranno senza sosta» e la cattura avverrà «solo se necessario». Vale a dire nel caso in cui le condizioni di salute dei gemelli possano peggiorare. Esclusa comunque la cattura per tenerli in cattività: piuttosto saranno seguite le procedure adottate per il reinserimento in natura dell’orsetta Morena nel 2015. Guardiaparco e carabinieri forestali vogliono innanzitutto confermare l’effettiva separazione dei due orsi, escludendo così la possibilità di un doppio avvistamento dello stesso cucciolo. «La loro mobilità», sottolinea l’ente, «è un elemento che fa ben sperare sulle condizioni dei cuccioli e sulla loro capacità di sopravvivenza». «Siamo ottimisti perché continuano a muoversi», aggiunge Sammarone, «sulla sopravvivenza è chiaro che finché resteranno nel Parco saranno più al sicuro». Quella che finora è stata dunque un’intensa attività di ricerca, ora si trasforma in un monitoraggio continuo: «Dobbiamo fare in modo che i cuccioli restino lì dove li abbiamo avvistati ed evitare che possano rimettersi nei guai». Va ricordato come la zona del Fucino non sia l’ideale per la sopravvivenza degli orsi a causa della presenza di numerose attività antropiche (industrie, capannoni, auto) e di animali randagi che rappresentano un pericolo per i cuccioli.
L’INCHIESTA
All’attività sul campo di carabinieri forestali e guardiaparco, si affiancano le indagini portate avanti dalla Procura di Avezzano sull’uccisione di Amarena. Ieri si è svolto un sopralluogo nell’abitazione di Andrea Leombruni, iscritto nel registro degli indagati per uccisione di animale per crudeltà o senza necessità. I periti, insieme ai carabinieri della stazione di San Benedetto dei Marsi, hanno acquisto 8 campioni di sangue (da stabilire se si tratta di quello di Amarena o dei polli uccisi dall’orsa) sotto un albero di melo e in prossimità del pollaio in cui il plantigrado è stato centrato dal colpo di fucile. Repertate altre tracce ematiche, tra cui 3 campioni di presunti escrementi di orso. In attesa degli esami, i reperti sono custoditi nella sede di Avezzano dell’Istituto zooprofilattico di Teramo. Sempre nell’Izs di Teramo è in programma oggi la necroscopia sulla carcassa dell’animale. È prevista anche una radiografia per chiarire il punto esatto in cui Amarena è stata colpita. Elementi che dovranno chiarire la dinamica dell’accaduto. Leombruni ha dichiarato come abbia esploso un colpo calibro 12 da distanza ravvicinata, essendosi trovato di fronte all’animale all’interno del pollaio. Ma sarà soltanto l’esame balistico ad accertare la distanza da cui è partito il colpo e l’esatta traiettoria. La perizia dovrà fare luce, dunque, sulla posizione dell’orso e dell’indagato al momento dell'uccisione: una ricostruzione che potrebbe alleggerire o aggravare la posizione di Leombruni. Al sopralluogo hanno partecipato anche gli avvocati Berardino Terra e Stefano Guanciale, entrambi difensori dell’allevatore. Anche nei loro confronti non sono mancate minacce di morte: l’ultima è arrivata sul cellulare di Terra proprio mentre era in corso la repertazione. La telefonata è stata ascoltata dai carabinieri.
I super esperti
Il pm Maurizio Maria Cerrato, titolare dell’inchiesta, ha conferito l’esame balistico al super esperto Paride Minervini, lo stesso che ha seguito l’uccisione dell’orso a Pettorano sul Gizio nel 2014 ma anche gli omicidi di Nicola Calipari, Ilaria Alpi e Gabriele Sandri. Per l’esame autoptico, invece, la procura marsicana ha affidato l'incarico a Rosario Fico, dell’Istituto zooprofilattico Lazio e Toscana, e a Stefania Salucci, responsabile della sede avezzanese dell’Izs.
Anche il Parco parte offesa
Il Parco nazionale si costituirà parte civile per l’uccisione di Amarena. Lo ha deliberato il consiglio direttivo nel corso dell’ultima seduta, in cui il direttore Sammarone ha fatto il punto sulle ricerche dei cuccioli e sull’incidente. Anche altre associazioni animaliste hanno presentato esposti in procura. Sarà parte offesa anche la Regione Abruzzo.
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