Gli universitari alle prese con ansia e crisi di panico

10 Aprile 2020

A rivelarlo è uno studio della professoressa Mazza di Neuropsicologia clinica Attivato un servizio di supporto per via telematica, oltre 100 i contatti in un mese

L’AQUILA. Ansia, attacchi di panico, ossessioni. Sono solo alcuni dei disturbi che hanno manifestato gli studenti dell’Ateneo aquilano, in questo periodo di “quarantena” da Covid 19. A dimostrarlo uno studio condotto dal laboratorio di Neuropsicologia clinica della professoressa Monica Mazza (dipartimento di Scienze cliniche applicate e biotecnologiche) che ha attivato un servizio di supporto per via telematica (telefono o skype) rivolto agli studenti che in questo momento si trovano in una situazione di particolare difficoltà a causa del forzato isolamento. Dopo neanche un mese dalla sua attivazione, il servizio ha già registrato oltre cento contatti. «Sin dal primo giorno», spiega Mazza, «abbiamo riscontrato una notevole domanda di supporto. Molti studenti, dopo un comprensibile disagio iniziale, hanno preso fiducia e hanno valutato con favore la possibilità di un colloquio con un team pronto a recepire le loro difficoltà. Nel mese di marzo abbiamo registrato oltre 100 contatti e con alcuni utenti è stato avviato un vero e proprio percorso psicoterapeutico, sebbene in un setting decisamente atipico». Il 70% circa degli studenti che ha attivato il contatto con il servizio aveva un disagio psicologico pregresso (disturbi d’ansia, attacco di panico, depressione) che ora si è manifestato a causa dell’isolamento forzato. «Il 30% necessita di supporto per il disagio dovuto a senso di solitudine, deprivazione affettiva, distanza fisica dai propri cari, e incertezza su quando sarà possibile ripristinare rapporti e contatti», continua la docente. «Il 10% infine manifesta preoccupazione per il proprio percorso universitario e non riesce a fruire adeguatamente delle risorse elettroniche messe a disposizione dall’Ateneo: sono comprensibili preoccupazioni per lo svolgimento di attività (laboratori, tirocini), che rivelano tuttavia una più profonda preoccupazione per i propri progetti futuri». Tra le difficoltà maggiormente segnalate ci sono anche i disturbi dell’adattamento, che si presentano quando chi viene esposto a più fonti di stress sviluppa una risposta emotiva e comportamentale anomala, e il disturbo ossessivo-compulsivo, caratterizzato da pensieri ricorrenti o immagini e da comportamenti ripetitivi o azioni mentali che i pazienti si sentono spinti a compiere (compulsioni) per cercare di diminuire o evitare l’ansia, come in questo periodo il continuo lavaggio delle mani. «Molti sono i ragazzi che ci hanno contattato e che precedentemente non avevano problemi dichiarati» conclude la Mazza. «Questo viene favorito anche dal fatto che offriamo un supporto telefonico. Quello che maggiormente crea difficoltà è la non conoscenza del futuro, ma anche la quarantena, l’impossibilità di uscire di casa. A volte anche solo una chiacchierata può essere risolutiva».
©RIPRODUZIONE RISERVATA