Gli Usi civici spiegati da Marinelli

Il professore aquilano, massimo studioso della materia, è l’autore di un manuale
L’AQUILA. Un manuale sulla legislazione relativa agli Usi civici. L’autore è il professor Fabrizio Marinelli, aquilano e massimo studioso italiano della complessa materia. Il libro va al di là degli aspetti giuridici ed è anche un trattato di storia che affonda le radici nel mondo romano passando per il Medioevo e fino ad oggi con leggi che hanno rimesso al centro dell’attenzione gli “Usi civici” che hanno vicende, scrive l’autore «diversificate non soltanto da regione a regione, ma spesso da valle a valle, da paese a paese, addirittura da borgo a borgo. La ricchezza del demanio civico (le proprietà collettive) è costituita non solo o non tanto per la sua materialità fisica, ma anche per quell’insieme di tradizioni culturali tanto semplici da apparire inossidabile al lento scorrere dei secoli. Un approccio storico», si legge ancora, «che naturalmente non vuole e non può nascondere il dato normativo. Da questa impostazione discende anche la giustificazione della perdurante attualità degli usi civici, che si manifesta non soltanto attraverso l’attenzione che viene loro riservata dagli economisti e dai giuristi positivi, ma pure attraverso la recente riscoperta e difesa di valori antichi che la società contemporanea sembrava ormai aver dimenticato e che invece (pur all’interno di un innegabile ambito di imperante modernizzazione e dematerializzazione) sono stati rivalutati e rivalorizzati proprio quali antidoti a una concezione della vita che quei valori ha da tempo abbandonato. Dunque, un patrimonio di valori antichi da riscoprire, fondato su un elemento che emblematicamente racchiude tutta l’esistenza dell’uomo: la terra. Come ha scritto un illustre giurista, l’uomo per vivere non ha altro patrimonio che la terra, questa terra su cui cammina, su cui poggia le sue case e le sue tombe, su cui poggia si può dire la sua storia. Le controversie in materia di uso civico», conclude l’autore, «necessitano di una ricostruzione dell’evoluzione dei luoghi, dei trasferimenti della proprietà, dell’attribuzione dei toponimi, delle modificazioni della morfologia dei territori interessati, della ricostruzione dei catasti, che rendono il rapporto tra il territorio e la storia l’elemento centrale di un giudizio che collega il passato al presente, e che attualizza il passato dimostrando come l’attuale assetto proprietario non sia altro che il portato di un’evoluzione millenaria del rapporto tra l’uomo ed il territorio». (g.p.)
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