Gran Sasso Acqua, la Corte dei Conti indaga

18 Ottobre 2023

La Procura: procurato un danno erariale di 50mila euro con la nomina di Piccinini a presidente

L’AQUILA. Questa volta è la Procura della Corte dei conti a mettere nel mirino la nomina di Alessandro Piccinini a capo della Gran Sasso Acqua. Lo fa dando ragione all’Autorità nazionale anticorruzione Anac, che aveva dichiarato l’inconferibilità del mandato del manager, e stimando in 50mila euro il danno erariale dovuto al mancato “licenziamento” di Piccinini. Nella bufera è finito il direttore amministrativo della società acquedottistica, Raffaele Giannone, che nella Gsa è anche responsabile anticorruzione. È lui che nei giorni scorsi è stato chiamato ufficialmente dalla Procura della Corte dei conti a giustificare le proprie scelte. Ha un mese e mezzo di tempo per farlo, rischia il rinvio a giudizio e la condanna a risarcire il danno erariale.
La vicenda risale al precedente mandato di Piccinini come presidente della Gsa. Nel 2022 l’Anac contestò il fatto che lui fosse anche liquidatore della Euroservizi Spa, ex partecipata della Provincia, e chiese l’annullamento dell’atto di conferimento dell’incarico alla Gsa. Giannone non ritenne però di dare seguito alle prescrizioni Anac e confermò la legittimità del ruolo di Piccinini. L’Autorità non fece ricorso ma segnalò il fatto alla Corte dei conti. Ora la Procura della Corte dei conti sostiene che Giannone avrebbe dovuto obbligatoriamente seguire l’Anac.
«Ho agito nella legalità e sono convinto di poterlo chiarire nel corso del procedimento», dice lo stesso Giannone. «Ho infatti seguito orientamenti consolidati di Tar e Consiglio di Stato. Il ruolo di Piccinini era legittimo perché alla Euroservizi non era né presidente né amministratore unico, ma solo liquidatore. E io non ero obbligato a seguire l’Anac». Piccinini si schiera al suo fianco. «Esprimo solidarietà a Giannone per la vicenda che è costretto ad affrontare. Sono sicuro che la magistratura sconfesserà la tesi della Procura».
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