Guai giudiziari per un 40enne: devo lavorare, sono disperato
SAN BENEDETTO DEI MARSI. «Chiedo che mi venga riconosciuto uno dei diritti fondamentali di ogni uomo, e cioè quello di andare a lavorare e guadagnarmi da vivere, in attesa che l’iter giudiziario...
SAN BENEDETTO DEI MARSI. «Chiedo che mi venga riconosciuto uno dei diritti fondamentali di ogni uomo, e cioè quello di andare a lavorare e guadagnarmi da vivere, in attesa che l’iter giudiziario faccia il suo corso». Con una lettera aperta Roberto Di Genova, 40enne di San Benedetto dei Marsi, detenuto agli arresti domiciliari «nonostante una sentenza di assoluzione del 7 febbraio», ha voluto raccontare la sua storia. Accusato di tentato omicidio perché, mentre era alla stazione ferroviaria di Pescina, aveva manifestato il desiderio di uccidere la moglie, che vive a Scafa e dalla quale è separato da marzo 2018, è stato prima in carcere per 27 giorni perché mancavano i braccialetti elettronici e poi ai domiciliari. Mentre il tribunale di Avezzano, dopo avere assolto il 40enne perché il fatto non costituisce reato, ha revocato le misure cautelari, quello di Pescara, che secondo il legale dell’uomo avrebbe dovuto adeguarsi «d’ufficio» alle determinazioni del primo, non lo ha fatto, dichiarando finora «inammissibili» le istanze presentate. «Sono disperato», ha raccontato l’uomo, «da otto mesi non posso lavorare, mangio sulle spalle di mio padre 70enne che percepisce una pensione di 500 euro. Mi hanno staccato le utenze domestiche». (p.g.)
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