Guardie ecologiche “disoccupate” da 10 anni

9 Aprile 2023

Sono 28 e parteciparono a un corso del Parco Gran Sasso: «Mai impegnati, abbiamo anche le divise»

L’AQUILA. Dal 2013 ci sono 28 guardie ecologiche volontarie che, dopo aver superato il corso di formazione indetto dal Parco Gran Sasso e Monti della Laga, attendono ancora di essere chiamate dall’ente.
A raccontare la storia è una delle 28 persone che rispose al bando: «Sono un appassionato di montagna», dice Carlo Scalzini, «e innamorato del Gran Sasso. Oltre dieci anni fa appresi la bella notizia che il Parco del Gran Sasso e Monti della Laga aveva in programma la formazione di 30 guardie volontarie. Aderii subito e malgrado il corso non si tenesse in zona, affrontai, insieme a molti altri, il duro corso – con relative spese – e l’esame finale. In 28 fummo dichiarati a tutti gli effetti guardie ecologiche volontarie. Furono acquistate le divise e, in pompa magna, fummo ufficialmente arruolati. Bene», sottolinea Scalzini, «da allora siamo fermi, con le belle divise nell’armadio». Eppure il Parco avrebbe bisogno di rinforzare la sorveglianza: «Come tutti ben sanno», aggiunge Scalzini, «il Parco del Gran Sasso, per la sua estensione e per i problemi dei grandi afflussi nel periodo estivo, avrebbe bisogno di una sorveglianza continua che, noi guardie potremmo offrire in modo totalmente gratuito. Non si comprendono, dunque, i motivi di una così lunga attesa. Perché privarsi di un simile potenziale umano che non recherebbe costi, se non piccoli rimborsi spese per le trasferte? Si legge continuamente che il corpo dei Carabinieri Forestali, i tecnici faunisti e i botanici del parco lamentano forti carenze di personale specializzato, totalmente insufficiente in ragione dei 150.000 ettari del Parco». Ma quali funzioni potrebbero svolgere i 28 volontari? «Potremmo essere impiegati», spiega Scalzini, «nella lotta al dilagare del Senecio (pianta infestante non autoctona, ndc), al censimento degli animali, alla semplice ma importantissima informazione sul corretto comportamento nel Parco, insomma essere presenti. Mi viene il dubbio», conclude, «che non ci sia un vero interesse per la tutela del territorio, ma solo per la tutela delle poltrone».
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