Ha perso il lavoro perché incinta: presentato un esposto in Procura

Non c’è mai stato il reintegro nel Consultorio sanitario di Pescina così come disposto da un giudice Il legale della donna: «Verificare l’abuso d’ufficio». Si spera nell’intervento del nuovo manager Asl
AVEZZANO. Una denuncia in Procura e un altro ricorso al giudice del Lavoro. Sono stati presentati per il caso dell’assistente sociale incinta discriminata perché mai reintegrata al lavoro. La donna, assistita dall’avvocato Salvatore Braghini, si era già rivolta al tribunale di Avezzano e il giudice Antonio Stanislao Fiduccia il 27 aprile scorso le aveva dato ragione, condannando l’Asl di Avezzano Sulmona L’Aquila per condotta discriminatoria ai danni dell’assistenza sociale perché le era stata negata la proroga del contratto. L’azienda, nonostante ciò, da una parte non ha mai eseguito il decreto giudiziale, e dall’altra, ha continuato a ignorare le richieste dalla dipendente che chiedeva di tornare al lavoro al Consultorio di Pescina. Struttura che dal 1° maggio è rimasta scoperta perché la titolare è andata in pensione. Sulla vicenda era intervenuta anche l’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, annunciando un’indagine sull’operato Asl, all’epoca guidata dal manager Roberto Testa (defenestrato lo scorso 21 giugno, ndc), e misure disciplinari.
«Le cose non sono affatto cambiate», spiega il legale dell’assistente sociale, «da allora la Asl, che non aveva mai risposto alle richieste e neanche alla diffida legale, ha adottato altre delibere di proroga contrattuale a favore di assistenti sociali collocate nella specifica graduatoria concorsuale in posizione successiva alla donna, ignorandola ancora una volta».
Il 25 settembre scorso, il responsabile dei Consultori della Marsica, Domenico Parise, aveva inviato alla direzione aziendale e amministrativa una richiesta di proroga del rapporto di lavoro di due figure di assistenti sociali per motivi di «necessità e urgenza», osservando che «la mancanza di tale figura professionale sarebbe stata di pregiudizio per l’utenza consultoriale», paventando addirittura «l’ipotesi di interruzione di pubblico servizio». La richiesta veniva reiterata il 27 gennaio 2021, ancora una volta sottolineando «la necessità e l’urgenza dello scorrimento della graduatoria».
«Questa volta», aggiunge il legale, «abbiamo anche chiesto alla Procura di verificare se sussista l’abuso d’ufficio, a nostro avviso correlato all’ostinato rifiuto dell’Asl di stipulare il contratto a tempo determinato con la lavoratrice in base alle più elementari norme di diritto del lavoro e amministrative, ma anche per garantire la continuazione di un servizio di pubblica utilità. Si tratta», continua l’avvocato Braghini «di un disdicevole atteggiamento ritorsivo a motivo della precedente iniziativa giudiziale e, forse ancor di più, per la notevole eco mediatica che ne è seguita, tanto da diventare un caso di cronaca giudiziaria, trattato persino dall’Osservatorio sulle discriminazioni».
L’avvocato e la stessa lavoratrice sperano che con il cambio al vertice dell’Asl la situazione possa essere risolta.
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