«Ha sempre fascino ma deve rinnovarsi e varcare i confini»

30 Agosto 2017

Il parere di politici, studiosi di Papa Celestino, professionisti La docente Di Carlo: «Pietro è anche il Santo dei miracoli»

L’AQUILA. C’è un minimo comune denominatore tra i commenti alla Perdonanza Celestiniana, che ieri sera ha visto la chiusura della Porta Santa, con il Corteo del ritorno della Bolla in Comune: allargare i confini dell’Aquila.
Dagli ambienti della Curia a quelli culturali e politici, la Perdonanza piace, ma va rivista nella sua identità.
Angelo Caruso, da poco presidente della Provincia, non nasconde che «bisogna dare un elemento di novità soprattutto al Corteo. È diventato, come molti del genere, statico. E la novità può essere ripercorrere tutti i luoghi di Papa Celestino, a cominciare da quello della nascita. Dell’Alto Sangro c’eravamo solo noi (Caruso è sindaco di Castel di Sangro, ndr) e Ateleta. Se continua così rischia di perdere il suo fascino».
Stefania Di Carlo è docente all’Istituto di Scienze Religiose “Fides et Ratio”-Università Lateranense ed è studiosa e ricercatrice di dimensione europea della vita e delle opere di Celestino V. Ha scritto un corpus di 13 volumi e un altro è in elaborazione. L’ultimo, del 2015, è sulla canonizzazione di San Pietro dal Morrone e sui suoi miracoli. «L’innovazione è proprio questa: Celestino V non è solo il Papa del Perdono, dell’Indulgenza Plenaria, ma anche il Santo eremita dei miracoli», dice la professoressa Di Carlo. «Gli vengono attribuiti 159 miracoli, con 324 testimonianze dirette. Oggetto delle sue guarigioni i malati neurologici, che sono i più difficili e che pesano maggiormente sulle famiglie. Ha guarito molti bambini, anche dal mutismo e dalla sordità. Dei 159, la Chiesa ne ha riconosciuti ufficialmente 17 e il Papa Clemente V li ha ridotti a 11. Per questo», sostiene la Di Carlo, «la Perdonanza non si può ridurre a due giorni, ma bisogna fare di Celestino V il Santo della città e parlarne durante tutto l’anno, a cominciare dalle ricorrenze, come il 19 maggio, la data della morte, e ancora il giorno della Rinuncia, il 13 dicembre, a Napoli. E poi ci sono tanti altri eventi particolari. Celestino è molto più amato a Isernia, Frosinone – dove ha operato miracoli – in Francia, dove ci sono le suore Celestine, piuttosto che all’Aquila e in Abruzzo. Si celebra il Perdono, ma in fondo è stato Papa solo 5 mesi e 9 giorni e, invece, è stato eremita all’Orfento, San Bartolomeo De Legio e Sant’Onofrio per 65 anni. La Perdonanza ha perso fascino? Dalla grande folla che ho visto a Collemaggio in questi due giorni, non direi proprio».
Gian Paolo de Rubeis, oncologo e consigliere comunale dal 1990 al ’93 e dal 2007 al 2012, è anche il figlio di don Tullio de Rubeis, il sindaco che ha ripreso la tradizione della Perdonanza e le ha dato la connotazione moderna. «A cominciare dagli aquilani, bisogna capire che la Perdonanza non è una “rievocazione storica”, ma un Giubileo annuale, che non c’è in nessun’altra parte del mondo. Chi non ha fatto in tempo quest’anno, ha l’occasione il prossimo, nel 2018, per lucrare l’Indulgenza e cancellare tutti i suoi peccati. Vi sembra una cosa da poco? Mio padre me lo ripeteva in continuazione: non è una rievocazione, con un Corteo storico, ma un Giubileo che ha solo L’Aquila. La Perdonanza ha un grande fascino. È stato bellissimo a Collemaggio, con migliaia di persone. Ma manca la diffusione al di fuori del territorio aquilano. Non ho capito perché Pescara non è venuta, mentre Chieti c’era. Ma le altre città d’Italia?».
Don Daniele Pinton, canonico, ha scritto un libro sulla Porta Santa. «Quest’anno la Perdonanza ha avuto una grande partecipazione, molto sentita. Le messe, dopo l’apertura della Porta Santa, sono state affollatissime. Il clero ha partecipato con 18 canonici, 42 preti, 5 vescovi e arcivescovi e il cardinale Gualtiero Bassetti. Ieri mattina c’erano 30 preti a confessare e code lunghissime di fedeli in attesa».
Giancarlo Della Pelle è alla prima esperienza come consigliere comunale: «C’è stata una partecipazione enorme, ma serena della città, nonostante le molte misure di sicurezza. La parte ludica non ha soffocato quella religiosa. Ma come ha detto il sindaco Pierluigi Biondi, bisogna riportare al centro della Perdonanza l’evento religioso. Solo così non perderà mai il fascino. Non a caso il messaggio di Celestino si rinnova e resiste da oltre sette secoli».
©RIPRODUZIONE RISERVATA