«Ha violentato il mio bimbo ma è libero»

Il grido di rabbia di una madre, il pensionato condannato a 6 anni in primo grado: «Io costretta a cambiare casa e paese»
AVEZZANO. «Ha violentato mio figlio di soli 11 anni, è stato condannato a quasi 6 di reclusione, ma ora è in libertà, come se nulla fosse, autorizzato ad andare in giro per il paese, senza problemi. E se molestasse qualcun altro? Io invece ho dovuto cambiare luogo di residenza». A lanciare il grido di dolore è una mamma di un Paese dell’Est, per anni nella Marsica. Pur consapevole delle leggi italiane basate su tre gradi di giudizio, chiede giustizia per il suo bambino e tempi più celeri affinché si arrivi alla condanna definitiva di un pensionato 65enne.
«Abbiamo vissuto un incubo», racconta la donna, «e a distanza di diversi anni la persona che ha abusato di mio figlio vive come se nulla fosse accaduto».
Una volta scaduti i termini della custodia cautelare, infatti, l’uomo è tornato in libertà. I fatti risalgono al 2015 quando l’uomo, sposato e con figli, senza precedenti penali, fu arrestato dopo la denuncia dei genitori del bambino, che aveva raccontato tutto a casa. L’uomo aveva cercato di sminuire l’accaduto dando una versione diversa agli investigatori.
Ma secondo la ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Avezzano, che seguirono il caso, il marsicano avrebbe avvicinato il bambino e poi compiuto gli atti di violenza. Il ragazzino, che all’epoca aveva 11 anni, non era riuscito a reagire. Ma una volta a casa aveva raccontato quanto accaduto ai genitori. Conosceva il suo aggressore che aveva approfittato di questo fatto proprio per avvicinarlo senza destare sospetti. Del resto altre volte in passato l’uomo era stato visto in compagnia del bambino, ma il suo comportamento era stato fino ad allora solo amichevole. Non c’erano state, insomma, attenzioni tali da suscitare la preoccupazione dei genitori.
Una sera, però l’uomo, approfittando dell’assenza dei familiari, aveva convinto l’undicenne a seguirlo per una passeggiata fino a raggiungere un posto isolato dove poter mettere in atto il suo piano. Erano infatti entrati in un garage dove il bambino era stato costretto a subire la violenza. Dopo tre anni è arrivata la condanna con rito abbreviato a 5 anni e 7 mesi di reclusione emessa con rito abbreviato dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Avezzano, Carla Mastelli.
L’uomo è stato condannato anche a un risarcimento danni di 80mila euro ma il provvedimento potrà essere eseguito solo con un’eventuale sentenza passata in giudicato. La mamma e il figlio, che oggi ha 15 anni, dopo l’accaduto sono stati costretti a cambiare vita e si sono trasferiti dal piccolo comune della Marsica dove era avvenuto il fatto in un’altra località dell’Abruzzo.
«Chiedo solo giustizia», conclude la donna, «come è possibile che dopo la condanna per la legge italiana il colpevole deve restare libero? E se quello che è accaduto una volta a mio figlio capitasse ancora?».
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