«Ho freddo, vienimi a prendere» Quel messaggio prima di morire

4 Agosto 2020

Richiesta d’aiuto nel telefonino di Valletta indirizzata all’amico con il quale aveva avuto un incidente Perizia sui telefoni getta nuove ombre. Il 35enne fu trovato senza vita in un canale: si poteva salvare? 

LECCE NEI MARSI. «Ho freddo, vienimi a prendere». Sono le 22.40 del 18 maggio scorso quando Cesidio Valletta invia l’ultimo messaggio su Whatsapp. Il 35enne di Lecce nei Marsi verrà ritrovato morto in un canale del Fucino dopo quattro giorni di ricerche. Il destinatario di quel messaggio è il compaesano Biagio Paraninfi, 38 anni, indagato dalla Procura di Avezzano con l’accusa di omicidio stradale. La comunicazione è avvenuta a circa tre ore di distanza da un misterioso incidente stradale (19.30 oppure le 20) nel quale i due sono rimasti coinvolti lungo Strada 26. È quanto accertato dalla perizia sugli smartphone della vittima e dell’indagato disposta dal sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato, che coordina le indagini, e depositata nei giorni scorsi dal consulente informatico nominato dalla Procura.
Una richiesta di aiuto che getta nuove ombre sul giallo del Fucino. Il tecnico di radiologia poteva essere salvato? A questi e altri interrogativi stanno cercando di rispondere gli investigatori.
Secondo quanto sostenuto dall’avvocato Aldo Grilli, difensore di Paraninfi, il messaggio inviato da Valletta non sarebbe mai stato visualizzato in quanto a quell’ora il suo assistito si trovava al pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano per essere medicato e dal quale è stato dimesso solo dopo l’1.15, come si evince dal referto medico.
Allertati dal Gps installato sulla Nissan Almera, i familiari di Paraninfi si sono precipitati sul luogo dell’incidente stradale e dopo averlo estratto dall’abitacolo lo hanno accompagnato prima al pronto soccorso di Pescina e poi all’ospedale di Avezzano dove gli sono stati applicati circa 70 punti di sutura al lobo dell’orecchio e al braccio sinistro.
Dalla perizia effettuata sul cellulare di Valletta per cercare di ricostruire gli ultimi istanti di vita emergono però anche altre comunicazioni tra messaggi e telefonate. Nell’immediatezza dell’incidente dal cellulare del 35enne risulterebbero due chiamate, una in entrata e una in uscita, verso il numero intestato alla madre, oltre ad altre telefonate indirizzate a terzi, tutte al vaglio degli inquirenti. Al momento a carico dell’indagato non ci sono nuovi capi di imputazione. Per completare il puzzle investigativo manca, infatti, un ultimo importante tassello: l’esatta causa della morte. Gli esiti dell’esame autoptico eseguito dal medico legale Cristian D’Ovidio sono attesi tra la fine di agosto e i primi settembre. Dai primi riscontri dell’autopsia sono stati esclusi sia la morte violenta che traumi legati all’incidente stradale. Della vicenda si era occupata anche la trasmissione di Raitre Chi l’ha visto? I genitori, il papà Cesare Valletta e la madre Annarita Tarola, lanciarono un appello alla ricerca della verità. Secondo quanto ricostruito, il 35enne si era allontanato volontariamente da casa a seguito di un diverbio con i familiari e la sera stessa sarebbe rimasto coinvolto nel misterioso incidente stradale mentre viaggiava a bordo della Nissan Almera guidata da Biagio Paraninfi. Poi di lui si è persa ogni traccia, fino al tragico ritrovamento. Il corpo di Valletta era in un canale di scolo a circa 300 metri dal luogo dello schianto.
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