I cantieri per la ricostruzione fanno ancora gola ai clan mafiosi

18 Ottobre 2022

A 13 anni dal sisma il fenomeno viene evidenziato dalla relazione semestrale dell’Antimafia Sotto osservazione finiscono anche i fondi europei in arrivo su tutto il territorio regionale

L’AQUILA. A 13 anni dal terremoto la ricostruzione fa ancora gola ai clan mafiosi. Lo si legge nella relazione al parlamento della Direzione investigativa antimafia (guidata da Maurizio Vallone) per il II semestre 2021 che analizza la situazione non soltanto dell’Aquila, ma di tutto l’Abruzzo.
CANTIERI A RISCHIO
«Nell’area facente capo al capoluogo di regione», si legge nella relazione, «rimane centrale la questione relativa alla ricostruzione post-sisma e agli stanziamenti di importanti finanziamenti erogati dallo Stato. Un ruolo chiave sembrerebbe svolto dalla costante attività di monitoraggio degli appalti soprattutto per quelli dove sarebbe registrata la presenza di ditte/società provenienti da regioni di maggior radicamento della criminalità organizzata. In tal senso l’attività svolta dai competenti Gruppi Provinciali Interforze assume un ruolo decisivo sia negli appalti per la ricostruzione di edifici pubblici attraverso le relative gare d’appalto, sia nel contesto della realizzazione di edifici privati con fondi pubblici. Costante è altresì l’attenzione con particolare riferimento alla zona dell’Alto Sangro dove si regi- stra la presenza di campani legati a consorterie criminali, nonché il monitoraggio circa la costituzione e/o lo spostamento di sedi legali di imprese provenienti dalla stessa area geografica».
il quadro in abruzzo
«Per quanto riguarda la provincia di Chieti», sostiene la relazione Dia, «l’area vastese risulta particolarmente esposta a costanti tentativi di infiltrazione da parte di sodalizi collegati alla criminalità organizzata pugliese e albanese. In particolare i sodalizi foggiani, quelli del Gargano e di San Severo, dimostrano una spiccata propensione al traffico degli stupefacenti. Relativamente alla presenza di criminalità straniera, sul territorio teatino appaiono particolarmente attive le etnie albanesi dedite allo spaccio delle sostanze stupefacenti che si avvalgono anche della storica comunità sinti presente sulla costa. L’attività di monitoraggio degli appalti del Gruppo Provinciale Interforze ha consentito al prefetto di Chieti di emettere il 31 agosto 2021 una misura interdittiva nei confronti di una ditta riconducibile a una albanese con precedenti per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Per la provincia di Teramo sarebbe confermata la presenza di pregiudicati campani, nonché di pregiudicati calabresi vicini alla cosca mafiosa dei Piromalli di Gioia Tauro (Rc). Lo spaccio di sostanze stupefacente nel territorio teramano sarebbe appannaggio prevalentemente di albanesi, oltre che delle famiglie stanziali di etnia rom. Per quanto riguarda fenomeni di delinquenza comune continuano ad avere un certo impatto le truffe ai danni degli anziani e quelle on-line. La provincia di Pescara mantiene sempre alto il rischio di infiltrazione criminale. Infatti la città, oltre a essere il più grande agglomerato urbano della regione, rappresenta uno snodo di primaria importanza per quanto riguarda i collegamenti autostradali in particolare tra Roma e il Sud Italia tra l’Adriatico settentrionale e meridionale ed è inoltre sede del più importante porto della regione. L’area metropolitana, in virtù anche della sua posizione geografica, parrebbe esposta al pericolo di infiltrazioni malavitose da parte di organizzazioni criminali in particolare pugliesi e campane, soprattutto nel settore industriale e commerciale. Nel territorio in esame grazie anche ai collegamenti con i paesi balcanici si evidenziano significative presenze di comunità straniere, in particolare albanesi e macedoni, spesso coinvolte nel traffico di sostanze stupefacenti, nonché nello sfruttamento della prostituzione. Inoltre, dalle risultanze investigative sull’intera area metropolitana, si evidenzia la presenza di altri gruppi di etnia Rom che contribuiscono a fattispecie illecite quali spaccio di sostanze stupefacenti, usura, gioco d’azzardo, truffe, estorsioni e riciclaggio».