«I familiari dei mafiosi prendono casa a Sulmona»

Il Sindacato di polizia: «Alto rischio per la presenza del supercarcere Nel penitenziario detenuti in aumento e sempre meno agenti in servizio»
SULMONA. Si fa sempre più concreto il rischio di infiltrazioni malavitose su un territorio in crisi come il Centro Abruzzo, che ospita un carcere di massima sicurezza con 500 detenuti di elevato profilo criminale. La gran parte dei quali legati alla criminalità organizzata e alla mafia. La denuncia è arrivata ieri, durante un presidio all’esterno della struttura di via Lamaccio, da Donato Capece, segretario generale del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria) e dai suoi colleghi. «Sul territorio si sta verificando, considerata la valenza ad alta sicurezza dei detenuti, l’aumento degli insediamenti dei loro familiari» avverte Capece «è chiaro che le forze dell’ordine vigileranno sul fenomeno, ma resta la preoccupazione per l’infiltrazione delinquenziale in una zona in crisi e che può risultare più appetibile».
La paura degli agenti-sindacalisti è che, vista la lunga permanenza nel supercere di malavitosi affiliati alla camorra campana, a cosa nostra (Sicilia), alla ‘ndrangheta calabrese e alla sacra corona unita pugliese, i loro familiari estendano il loro domicilio e di conseguenza anche le loro attività sul territorio. All’interno del carcere le cose non vanno maglio con la gestione di una struttura di massima sicurezza che si complica sotto il peso delle annose carenze di organico, con appena 250 agenti sul doppio dei detenuti. «Negli ultimi anni abbiamo perso una sessantina di agenti» denuncia Marco Chiavarelli, segretario provinciale Sappe «mentre il numero dei detenuti è aumentato e anche il loro profilo di criminalità. Con tutti i rischi connessi non solo per il personale, ma anche per le eventuali conseguenze all’esterno». Calcolando anche che il numero dei detenuti è destinato a salire di altre 300 unità con il nuovo padiglione che dovrebbe essere ultimato entro l’autunno dell’anno prossimo. La sicurezza per gli agenti e per il mondo esterno diminuisce anche in base al parco mezzi. «Ci sono solo 20 mezzi, due solo blindati» interviene Giuseppe Ninu, segretario regionale Sappe «tutti vecchi e siamo spesso costretti a ricorrere all’Aci». Anche il piano ferie si fa sempre più complicato con 10mila giorni arretrati solo per quest’anno. «Ci sono alcuni colleghi che hanno 200 giorni arretrati dal 2011» dice Edoardo Colella, vice segretario regionale Sappe «perché vanno in ferie, ma poi vengono richiamati in servizio».
Federica Pantano
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