I fondi ci sono, ma la scuola è ancora senza palestra

10 Giugno 2014

Istituto da Vinci- Colecchi, lettera al presidente della Provincia Del Corvo: lavori a rilento, a settembre daremo vita a manifestazioni eclatanti di protesta

L’AQUILA. I fondi ci sono, ma la palestra dell’istituto superiore Leonardo da Vinci/Colecchi, a cinque anni dal terremoto, non è stata ancora ricostruita.

«Una situazione ridicola», per il preside della scuola, Domenico Evangelista, i docenti e i genitori degli alunni, che sono tornati a rivolgersi, con una lettera, al presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, e si dicono pronti ad ogni forma di protesta.

Gli studenti, infatti, dal 2009 sono costretti a svolgere le ore di educazione fisica in strutture esterne alla scuola inadeguate e carissime per le casse della Provincia.

«Nei mesi immediatamente successivi al terremoto la Provincia ha ricevuto una donazione di circa 600mila euro per riparare la palestra danneggiata», spiegano nella lettera. «Da quell’evento sono ormai trascorsi cinque anni, ma la palestra non è stata mai restituita agli studenti della scuola. Nel tempo si è proceduto a demolire la vecchia struttura e ad iniziare i lavori della nuova. Lavori che, però, procedono con estrema lentezza e vengono costantemente interrotti».

Un problema da ricondurre, secondo i rappresentanti della scuola, a responsabilità amministrative, morali e contabili di chi ha gestito nel tempo i lavori.

«In altri territori della nostra provincia è stato possibile costruire ex novo una scuola e due palestre annesse nell’arco di appena due anni, superando anche le difficoltà di indagini giudiziarie, mentre da noi, in pieno cratere sismico, non si vede nulla dopo ben cinque anni», continua la lettera. «È proprio vero che esistono figli e figliastri. Che dire, infine, della responsabilità contabile di questa vicenda? Infatti, mentre da una parte i lavori della palestra vanno estremamente a rilento, dall’altra la Provincia spende circa 50mila euro l’anno per utilizzare delle strutture private del territorio, anche poco idonee, al fine di consentire agli studenti di svolgere le lezioni di educazione fisica. Tali strutture sono costate finora oltre 200milaeuro alle casse provinciali. La situazione, più che incresciosa, è diventata ormai ridicola, ma non ci stancheremo mai di protestare per conseguire il risultato di ottenere la nostra palestra» conclude la lettera. «Siamo così fortemente convinti di quanto affermiamo che comunichiamo fin da adessoche, se a settembre non riavremo la palestra, ci rifiuteremo di andare ancora in strutture precarie e lontane dalla nostra scuola e attueremo forme di protesta eclatanti che coinvolgeranno non solo studenti e genitori, ma l’intera popolazione».

Michela Corridore

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