I giovani lamentano la mancanza di spazi culturali

L’AQUILA. «Un odore di calce e cemento penetra nelle narici, al centro storico dell’ Aquila. Lavori in corso: segnali ovunque. Tuttavia, sebbene la ricostruzione sembri esserei avviata, il giovane...
L’AQUILA. «Un odore di calce e cemento penetra nelle narici, al centro storico dell’ Aquila. Lavori in corso: segnali ovunque. Tuttavia, sebbene la ricostruzione sembri esserei avviata, il giovane aquilano si trova in una situazione deprimente: a parte qualche bar o centro commerciale, non c'è nulla in città».
A parlare, a nome anche di tanti suoi coetani, è Diego Renzi, uno studente che frequenta il penultimo anno del liceo Cotugno.
«Da dove si potrebbe ripartire allora, oltre che dalla ricostruzione?», si chiede il liceale. «Dalla cultura, ad esempio. Nei tempi di pace i romani costruivano biblioteche e teatri; la classe dirigente sapeva bene che da lì nasce lo sviluppo. Nel nostro capoluogo, invece, sembra che la cultura sia una sorta di compagno scomodo. Poco è stato fatto per creare centri di aggregazione dedicati ai giovani (universitari e non).La biblioteca provinciale ad esempio», aggiunge l’allievo del Classico, «ora dislocata nella zona di Bazzano, assurgeva anche a questo compito; con sede storica (danneggiata dal sisma) a piazza Palazzo, era questo un luogo in cui gli studenti potevano leggere, studiare o semplicemente ritrovarsi. Ora è solo un ammasso di volumi posizionati in capannoni industriali di periferia. Eppure le proteste, le occupazioni e i cortei dei ragazzi (l’ultimo c’è stato lo scorso mese di ottobre) sono stati frequenti. Ma il rumore del malcontento è stato inabissato. A dire il vero», aggiunge lo studente aquilano, «due novità ci sono: due locali di cui il primo aperto nella zona di Monticchio, l’altro nel Nucleo industriale di Pile. Questa è senz'altro una spinta propulsiva per i giovani del capoluogo: adesso le loro prospettive presenti e future si riducono a una serata in discoteca. Insomma, la cultura e i giovani all’Aquila sono, per ora, un tabù», conclude Renzi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

