I giudici: «Profitti illeciti sugli alloggi»

12 Dicembre 2018

Appalto ex caserma Campomizzi, le motivazioni che hanno portato alla condanna dei costruttori Barattelli e Marinelli

L’AQUILA. «Un’operazione truffaldina finalizzata a ottenere un profitto illecito rappresentando come propria un’attività svolta da un altro soggetto imprenditoriale». Questa la motivazione con la quale i giudici del tribunale hanno condannato (con i benefìci di legge) gli imprenditori Ettore Barattelli ed Enzo Romano Marinelli, che attraverso il Consorzio Federico II (ora sciolto), operarono nell’ambito dell’appalto per la trasformazione dei locali dell’ex caserma Campomizzi in alloggi dove ospitare sfollati e poi studenti. Si è in attesa che venga fissato il processo di appello, epoca nella quale dovrebbe già esserci la prescrizione per fatti avvenuti nel 2009. Del resto, alcune accuse sono state dichiarate prescritte. Gli imputati hanno fatto ricorso per avere l’assoluzione piena.
Barattelli (che si dimise dalla presidenza Ance dopo il verdetto) e Marinelli sono stati condannati ad aprile scorso rispettivamente a un anno e 6 mesi e a 2 anni di reclusione, oltre al divieto delle loro due società a contrattare con la pubblica amministrazione per 2 anni. Nella motivazione emerge come «l’intromissione anomala dei due imprenditori nell’opera di immediata ricostruzione, finalizzata a fronteggiare le emergenze del post-sisma, sia stata remunerata non soltanto attraverso la possibilità di riprendere la loro attività imprenditoriale, ma attraverso la possibilità di aumentare i profitti attraverso la duplicazione della fatturazione per lavori eseguiti da un’altra ditta, la Edilcentro Servizi. È evidente che tale attività di rappresentazione di lavori eseguiti da altri come propri costituisca condotta in grado di integrare i parametri normativi della truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche». A detta del tribunale, con la sua ditta, Barattelli avrebbe «operato una sorta di appropriazione di tali lavori e ne ha conseguito un profitto illecito truffando il Provveditorato alle opere pubbliche». I giudici di primo grado hanno infatti dimostrato l’esistenza di false fatturazioni, visto che in esse è stata «espressamente prevista la sabbiatura e zincatura della copertura, che non è stata certamente eseguita dall’impresa F.lli Barattelli». «In questo modo», chiariscono i giudici, «le due società chiamate in causa avrebbero ottenuto un profitto non dovuto, in un caso nella misura di 1 milione 451mila euro e in un altro di 96 mila». Furono assolti l’ex provveditore Giovanni Guglielmi, l’ex provveditore aggiunto Giancarlo Santariga, i funzionari del Provveditorato Claudio Quartaroli, Filippo Di Giacomo, Luigi Zaccagno, Giuliano Genitti, l’ex dirigente del Provveditorato Carlo Clementi, l’imprenditore Giulio Vittorini e il collaudatore Giovanni Benevieri. «Nessun elemento probatorio», hanno scritto i giudici riferendosi ai dirigenti del Provveditorato, «ha dimostrato che l’affidamento fosse diretto a favorire queste imprese». (cr.aq.)
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