I marsicani riscoprono la fatica del Fucino

3 Maggio 2020

Assunti 150 braccianti, ma la carenza di manodopera resta. Si lavora a voli charter dal Marocco a spese delle aziende

CELANO. Cresce la forza lavoro made in Italy nei campi del Fucino. L’emergenza sanitaria, che ha bloccato gli arrivi degli extracomunitari e mandato in quarantena tante attività, col conseguente impatto negativo sull’occupazione, ha spinto centinaia di marsicani a imboccare la strada dei campi fucensi dove è ai nastri di partenza la stagione dei primi raccolti. Centocinquanta i braccianti assunti nell’ultima settimana a fronte dei circa trecento iscritti alla piattaforma Agrijob, attivata da Confagricoltura per fa fronte alla carenza di manodopera legata al blocco delle frontiere.
«Per partire con la stagione dei primi raccolti», afferma il presidente di Confagricoltura, Fabrizio Lobene, «numerose aziende fucensi, che necessitano di manodopera, hanno assunto i primi 150 lavoratori tramite la piattaforma Agrijob. Il problema dei braccianti nel Fucino, però, rimane, poiché la forza lavoro mancante è decisamente più numerosa».
Nei campi fucensi, infatti, mancano all’appello 3.500 braccianti agricoli. Continua, quindi, la ricerca di manodopera agricola locale, per ridurre al minimo le perdite di fatturato legate alla carenza di braccianti. Nel frattempo, in attesa della riapertura delle frontiere, Confagricoltura ha messo in cantiere un piano per preparare la strada del rientro a 200 o 300 braccianti marocchini, con un regolare permesso di soggiorno e carta d’identità italiana, bloccati dall’emergenza sanitaria al di là del Mediterraneo. L’idea è quella di organizzare voli charter dal Marocco a carico delle aziende interessate a far rientrare i loro braccianti appena riapriranno le frontiere. Le autorità marocchine, infatti, hanno sospeso tutti i collegamenti internazionali a causa dell’emergenza Covid 19, mentre i braccianti d’origine marocchina presenti nel paese nordafricano ma residenti in Italia che vogliono rientrare al lavoro, devono prenotarsi ai siti www.ambrabat.esteri.it e www.conscasablanca.esteri.it.
Per anticipare i tempi, quindi, Confagricoltura, ha chiamato a raccolta i datori di lavoro agricoli per avere il quadro delle richieste e la disponibilità a sostenere i costi del rientro in charter. «L’ambasciata d’Italia in collaborazione con il consolato generale italiano a Casablanca, e in accordo con il governo locale», ha scritto Lobene ai datori di lavoro, «prevede la possibilità di trasferimento per i braccianti marocchini residenti in Italia usufruendo dei posti disponibili nei mezzi di trasporto, aerei e navi, organizzati per il rimpatrio degli italiani. Saranno, quindi, messi in lista di attesa e contattati dall’ambasciata o dal consolato d’Italia al momento in cui sarà possibile farli partire». Sul versante italiano, invece, resta sempre attivo il portale: http://www.confagricoltura.it/ita/, oltre naturalmente ai centri per l’impiego. Le imprese alla ricerca di personale devono compilare l’apposita scheda segnalando le necessità occupazionali; mentre le persone in cerca di un lavoro possono indicare i propri riferimenti per i contatti mirati a formalizzare la proposta di occupazione nel Fucino.
Claudio Scipioni, presidente dei giovani di Confagricoltura, spezza una lancia a favore di Agrijob. «Tramite l’elenco delle persone alla ricerca di un lavoro nel Fucino», afferma, «dopo un mese di prova abbiamo assunto un giovane, che si è rivelato molto valido e volenteroso, mentre un altro è stato preso in prova per un mese. Confermo la validità dell’iniziativa: ho esortato gli altri giovani imprenditori agricoli a iscriversi e farne buon uso. Penso che potrebbe essere uno strumento prezioso anche in futuro, fuori dal periodo di emergenza».
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