I medici: «Troppi anziani senza vaccino influenzale»

I dottori di famiglia lanciano l’allarme sulla scarsità di dosi per categorie a rischio: «Dalla Asl arrivano con il contagocce e le richieste dei pazienti sono in aumento»
SULMONA. La distribuzione dei vaccini anti influenzali in Centro Abruzzo continua a restare un rebus. Nonostante, infatti, il recente sblocco della fornitura a livello regionale, le aree interne faticano ancora a rifornirsi delle dosi necessarie. A complicare le cose, com’era prevedibile, ci si è messa la seconda ondata della pandemia da Covid. Problema che ha da un lato incentrato tutte le attività sanitarie sulla lotta al virus e dall'altro ha fatto salire la richiesta di vaccini contro l'influenza, arrivata anche da categorie non ritenute a rischio. Per questo la preoccupazione dei medici di famiglia resta alta, come il loro affanno per soddisfare le richieste dei pazienti. «Siamo in balia della Asl e di un sistema le cui falle ricadono a cascata su di noi», denuncia il medico Maurizio Cacchioni, «quello che maggiormente ci spiace è non riuscire ad evadere tutte le richieste. Io ho fatto finora 220 vaccini, arrivati in diverse tranche con molte difficoltà, su circa 450 pazienti ultrassessantenni. Molti, dunque, resteranno esclusi. Per questo, abbiamo chiesto già tre anni fa alla Asl l'attivazione di uno studio associato per non intasare l'ospedale e il pronto soccorso, ma non ci è stato accordato. Allora è chiaro che senza strumenti del genere e un ospedale di comunità il pronto soccorso esplode e la medicina territoriale non funziona».
Pessimista anche la dottoressa Caterina Di Rienzo, con 1.600 pazienti assistiti e sempre impegnata come i suoi colleghi. «Abbiamo avuto una prima fornitura limitata il primo ottobre, poi una seconda venerdì e ora una terza dovrebbe arrivare lunedì», ricorda il medico, «questa è stata un'annata pessima perché è stata fatta una corsa alla campagna di vaccinazione senza avere le dosi, con le richieste aumentate a causa dell'emergenza Covid. Il problema è che le dosi sono arrivate col contagocce, non consentendoci di accontentare tutti. Per questo, oltre alle categorie ritenute più a rischio, che rischiano di non essere coperte, potrebbero restare fuori tutte le altre persone che vorrebbero vaccinarsi anche per la pandemia in atto. Io al momento ne ho somministrati 250 su 1.600 pazienti, l'anno scorso ne avevo fatti in totale meno di 100, con le richieste che aumentano di giorno in giorno».
Meno pessimista Geppino Madrigale, che però parla di aspettative deluse rispetto alle richieste attese di vaccinazioni. «Sinceramente ne ho fatti 250 su 270 richiesti all'incirca», spiega, «e credevo di ricevere più richieste. Di fatto si sono aggiunte poche persone nuove, rispetto a quelle solite e tra le categorie a rischio. Forse l'ondata si è fermata anche per le informazioni frammentarie sull'arrivo dei vaccini».
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