I mille bimbi dell’esercito della rinascita

7 Dicembre 2018

I protagonisti della festa per le Anime Sante, dalla sveglia all’alba all’attesa coi palloncini in mano, ai cori “Presidente, presidente”

L’AQUILA. Sorridono, con il naso all’insù, mentre liberano i palloncini nell’aria e il cielo terso si tinge di verde e nero, i colori del lutto vissuto dalla città e della speranza nel futuro. È tutta loro la Festa della rinascita, nei piccoli volti che raccontano il domani, nelle mani che sventolano il tricolore, nella calorosa accoglienza riservata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Mille voci, quelle dei bimbi nati tra il 2009 e il 2010, acclamano Mattarella, quando alle 10,20, fa il suo ingresso in piazza Duomo. «Presidente, presidente», lo chiamano, catturandone l’attenzione. È una simbiosi immediata, che rompe il protocollo, in un tripudio di abbracci e strette di mano. Tra la folla si fanno avanti Giorgia e Giada, due bimbe disabili, spinte sul passeggino dalle loro mamme. Mattarella le scorge, si avvicina, le accarezza. È il momento più alto della cerimonia: l’incontro con i bambini del sisma, che mostrano fieri le coccarde. Una piazza in festa, L’Aquila che guarda con gli occhi dell’innocenza al suo domani.
ECCO IL PRESIDENTE. In mille hanno accolto festanti Mattarella: 40 bimbi sono saliti sul palco, accanto alle istituzioni, che si sono alternate per i saluti di rito. «È stata una giornata molto emozionante. Mi è piaciuto incontrare il presidente della Repubblica, io l’ho salutato», dice Francesco, dieci anni. «I miei genitori, invece, non lo hanno conosciuto». «L’Aquila prima del terremoto era una bella città», il commento di Elena, che frequenta la IV A della scuola elementare del Torrione. «Me lo hanno raccontato i miei genitori: anche oggi lo è, ma vorrei vederla rinascere subito». Le fa eco Loris: «Ho provato tante emozioni quando ho visto salire i palloncini in cielo. Ho pensato ai bambini che sono morti quella notte». «Ecco il presidente!», grida felice Elia. Gli occhi le brillano, vuole farsi intervistare: «Questa è una giornata bellissima», dice, «perché L’Aquila rinasce. Il mio messaggio alle persone che contano è di impegnarsi perché la ricostruzione sia più veloce possibile. Vogliamo vivere qui, ma senza più vedere macerie».
L’ALBERO SI ACCENDE. Gabriella Corrado è nata alle 3,32 del 6 aprile 2009, mentre la scossa scuoteva la terra. È lei a premere il pulsante che alle 10,30 dà il via all’accensione del più grande albero d’Abruzzo, una lunga fila di luminarie sulla montagna di Cesaproba di Montereale. Compito arduo per una ragazzina di appena nove anni e mezzo: «Sono emozionatissima», racconta. Ha le guance arrossate e non solo per il freddo pungente. «Quando mi hanno detto che avrei acceso l’albero, ho provato una grande gioia. Sono nata nell’ospedale, che ha avuto tanti danni con il terremoto», le sue parole.
GRU E PALLONCINI. Sono le 11,20 quando Mattarella viene scortato all’interno della chiesa delle Anime Sante. Sfila tra due ali di bambini che, al suo passaggio, liberano i palloncini. Una miriade di puntini nero-verdi volano tra le gru, mentre la folla in festa applaude tra le lacrime. È il momento delle emozioni, dopo tanta sofferenza. «I bambini hanno vissuto con grande entusiasmo questa giornata. Hanno acclamato spontaneamente il capo dello Stato spinti dal desiderio di rinascita della loro città», ha dichiarato Antonella Stagni, insegnante della scuola primaria della Torretta. «L’invito è arrivato qualche giorno fa, ma ne abbiamo parlato in classe e i bambini si sono detti felici di partecipare. Il terremoto e la ricostruzione sono argomenti che affrontiamo spesso: fanno parte della nostra vita quotidiana».
TUTTI IN CORO. Qualche istante di silenzio prima dell’Inno di Mameli. Ma quando l’Orchestra sinfonica accenna le prime note, la piazza esplode. I bimbi cantano a squarciagola l’Inno d’Italia, sventolando le bandierine tricolore, mentre i maxischermi, allestiti in piazza Duomo, rimandano le immagini del presidente Mattarella che scorre l’elenco delle vittime del sisma, sulla lapide all’interno della chiesa. L’Aquila rinasce anche così.
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