I negozi vietano l’ingresso a D’Alfonso e Paolucci

Sulmona, protesta con volantini e foto contro la soppressione del punto nascita Ma stavolta indaga la polizia: gesto offensivo? Il sindaco Ranalli indignato
SULMONA. Decine di volantini affissi sui negozi e sulle porte delle abitazioni del centro cittadino con la scritta “Io non posso entrare” su cui campeggiano le foto del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e dell’assessore regionale Silvio Paolucci. Rischiano di finire nei guai con la giustizia gli autori della singolare protesta che ha scatenato dure e contrastanti reazioni sia in città che sui social network. La polizia, infatti, dopo aver scattato fotografie e provveduto ad acquisire il “corpo del reato” avrebbe fatto partire accurate verifiche per risalire agli autori del volantino ritenuto «particolarmente offensivo della dignità» dei due politici regionali.
Anche perché la nuova iniziativa arriva insieme all’altra dura protesta attuata dai manifestanti nel giorno di Pasquetta, i quali al posto di arrosticini e salsicce, hanno bruciato sulla graticola il decreto 10 del 2015 con cui D’Alfonso ha disposto il riordino dei punti nascita negli ospedali abruzzesi e la conseguente chiusura di quello di Sulmona.
«Non era questo che avevo chiesto e che volevo dai miei concittadini», sbotta il sindaco Peppino Ranalli, «gesti estremi come quello di dare fuoco ad atti ufficiali della pubblica amministrazione o affiggere volantini offensivi sulle porte dei negozi del centro storico non sono gesti che non possono essere tollerati. Respingiamo con forza simili iniziative di protesta attuate da chi sta cercando di strumentalizzare la situazione per ottenere un personale vantaggio politico penalizzando l’intero movimento territoriale. Voglio ricordare al vice presidente del consiglio comunale Luigi La Civita», conclude Ranalli, «che è proprio il suo partito ad avere precise responsabilità su questa situazione. In dieci anni non hanno mai mosso un dito assistendo inermi al continuo smantellamento del nostro ospedale. E questi sono i risultati».
Accuse sulle “discutibili” forme di protesta attuate dal comitato civico pro punto nascita arrivano anche dall’ex consigliere comunale del Pd, Antonio Iannamorelli. Una durissima protesta che l’ex consigliere affida a un post sulla sua pagina Facebook. «Se un provvedimento delle autorità non è condiviso, deve essere avversato e contestato con metodo democratico», scrive Iannamorelli, «strappare e bruciare un atto di un organo costituzionalmente legittimato è un atto nazista». Per l’ex esponente del centrosinistra il gesto è apparso ancor più grave perché consumato a poca distanza dalla lapide che ricorda il sacrificio degli uomini della Brigata Maiella. «Adesso si è passato il segno» ha concluso Iannamorelli.
Claudio Lattanzio
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