I nove camosci del Parco uccisi da un fulmine

13 Maggio 2014

Ecco il nuovo responso dello zooprofilattico di Teramo, escluso il batterio killer Il direttore Febbo: certificata la folgorazione per cinque esemplari

CIVITELLA ALFEDENA. Non sono stati uccisi da un virus killer ma da un fulmine i dieci camosci trovati morti ad aprile sul monte Sterpi d’Alto, nel territorio del comune di Civitella Alfedena. Il nuovo e sorprendente responso arriva dai laboratori dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Abruzzo e Molise, con sede a Teramo. A uccidere gli animali, nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, non è stata una tossinfezione batterica causata dalla clostridiosi ma un fulmine, caduto durante i forti temporali che nell’ultima decade del mese di aprile hanno interessato la zona.

Le analisi preliminari sulle carcasse dei camosci, effettuate nelle strutture di Teramo e Isernia, avevano indotto i veterinari a pensare che potesse trattarsi quasi sicuramente della pericolosa patologia causata da particolari batteri che in genere non ha una sintomatologia particolarmente evidente ma determina la morte improvvisa dei camosci. Invece il definitivo accertamento della causa della morte degli animali, otto adulti e due cuccioli, parla di una scarica elettrica.

«I risultati delle analisi specifiche eseguite sulle carcasse di cinque animali» spiega Dario Febbo, direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise «indicano la folgorazione quale causa della morte dei camosci. Dai primi esami necroscopici sembrava che si trattasse di clostridiosi, causata da batteri che sono stati riscontrati comunque nell’ intestino degli animali. Questi patogeni, soprattutto in presenza di particolari condizioni climatiche, si moltiplicano velocemente provocando la produzione di tossine che esercitano quadri patologici anche molto gravi. Ma gli approfondimenti escludono nuovamente una epidemia, scartano una tossinfezione batterica e certificano la folgorazione. A giorni inoltre arriverà anche il responso delle analisi specifiche degli altri cinque camosci».

Gli animali sono stati rinvenuti, grazie alla segnalazione di un’escursionista, in un’area di monte Sterpi d’Alto a una decina di metri di distanza l’uno dall’altro dalle guardie del Parco e dagli agenti della Forestale. Per le avverse condizioni atmosferiche in un primo momento non fu possibile l’utilizzo di un elicottero della Forestale. Il recupero degli animali avvenne infatti il giorno dopo, suscitando grande mistero sulla strage dei camosci.

Massimiliano Lavillotti

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