I ricordi rimasti tra le macerie finiscono in mostra a Campotosto

19 Gennaio 2022

“Mai più senza” è il titolo dell’esposizione curata da Assunta Perilli e l’amica fotografa Elena Fusco A cinque anni dal terremoto il paese sta provando a rinascere. Ricostruzione sbloccata nel 2020

CAMPOTOSTO. Un cappello alpino, una bambola, una statuetta della Madonna, un vecchio orologio, una sciarpa, una macchina da scrivere. Oggetti che raccontano storie che si sono fermate il 18 gennaio del 2017, quando neve e terremoto rischiarono di cancellare per sempre Campotosto. Cinque anni dopo, una mostra fotografica ricorda momenti che nessuno ha dimenticato. Assunta Perilli e la sua amica fotografa Elena Fusco hanno messo insieme una cinquantina di scatti che ieri mattina sono stati svelati nel corso dell’inaugurazione della mostra intitolata “Mai più senza”. In quasi ogni foto si vedono macerie. Ma sono solo sullo sfondo. In primo piano ci sono gli abitanti di Campotosto, soprattutto quelli che sono rimasti a vivere qui nonostante tutto. In mano hanno un oggetto di quelli che apparentemente sono “inutili” e che quando si scappa da casa sotto i colpi delle scosse non si pensa a portare via. Magari si afferrano al volo la borsetta con i soldi, i documenti, qualche gioiello, un cappotto per coprirsi. Poi però si torna e fra quello che rimane di quel “nido” disfatto si cerca il filo che lega passato, presente e futuro. Anche un sasso ben modellato, raccolto magari durante una camminata fra i boschi, diventa il segno che la vita deve continuare e che il “prima” va recuperato per riempire l’oggi e quello che verrà.
campotosto oggi
Campotosto, cinque anni dopo, è un paese che stenta a rinascere. La piazza, cuore pulsante del borgo, è ancora una sorta di vecchio luna park. Nel 2017 qui vennero portati in fretta e furia “contenitori” prevalentemente di legno che ancora ospitano bar e negozi di alimentari: l’essenziale per poter andare avanti. In un container ha sede l’ufficio postale, poi ci sono la farmacia e una chiesetta provvisoria. Il municipio, che nel 2017 implose, è sparito per sempre, al suo posto ora nascerà un belvedere. Risalendo per via Roma, la strada principale, s’incontrano malinconia e speranza. La malinconia nasce dal vedere il cuore del centro storico ridotto ad area archeologica. Restano solo tracce di edifici semicrollati e poi demoliti. Dall’altro lato, invece, si fa largo la speranza: c’è il cantiere per ricostruire uno dei più grandi aggregati (2.600 metri quadrati) di Campotosto denominato “Sei Archi”, i sei archi che una volta finiti i lavori torneranno a fare bella mostra di sé proprio davanti alla piazza principale. Il presidente del consorzio è Sirio Antonacci che va fiero di aver portato a compimento un iter burocratico partito nel 2010 e che è concluso solo qualche mese fa. L’aggregato infatti (come quasi tutti quelli di Campotosto) è nel doppio cratere (2009 e 2016-2017). Per anni tutto è stato fermo per capire da quale “terremoto” dovevano arrivare i soldi. Il nodo si è sciolto solo nel 2020 grazie alla struttura commissariale 2016 guidata da Giovanni Legnini e all’ufficio speciale 2009 di Fossa diretto dall’ingegnere Raffaello Fico. «L’aggregato “Sei Archi”», racconta Antonacci, «nel gennaio 2017 ha avuto danni talmente gravi che alla fine è stato deciso che l’unica cosa da fare era abbatterlo e rifarlo daccapo. Per ora si vedono solo le nuove fondazioni. In questo periodo il cantiere è fermo (le temperature sono costantemente sotto lo zero), ma appena sarà possibile si ripartirà, con la speranza di concludere tutto nel 2023. Il sole, al contrario di cinque anni fa, ieri mattina illuminava il lago e un paesaggio che anche d’inverno lascia senza fiato. “Mai più senza” non è solo il titolo di una mostra, ma anche un messaggio chiaro: mai più senza Campotosto. E qui gli abitanti sono pronti a combattere per vincere una sfida che è soprattutto contro se stessi.
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