I ristoratori: con le nuove restrizioni rischiamo di fallire

30 Ottobre 2020

SULMONA. Rivedere gli orari di apertura dei locali per evitare che la chiusura anticipata diventi definitiva. Questo il grido d’allarme dei “Ristoratori e addetti alla somministrazione della Valle...

SULMONA. Rivedere gli orari di apertura dei locali per evitare che la chiusura anticipata diventi definitiva. Questo il grido d’allarme dei “Ristoratori e addetti alla somministrazione della Valle Peligna”. «Chiediamo con forza di rivedere gli orari di chiusura e facciamo un forte appello a tutte le istituzioni affinché pongano in essere provvedimenti e strategie importanti per il paese e che sostengano, in maniera forte, decisa e rapida, le donne gli uomini e le loro aziende in questo momento di difficoltà», affermano gli addetti ai lavori, «affrontiamo queste restrizioni con forte spirito di responsabilità, ma anche spirito di un vero lockdown della cui durata reale non possiamo dire nulla di certo, in un clima di poca fiducia e pessimismo generale che di fatto già sta provocando una forte contrazione delle presenze nelle fasce orarie di apertura autorizzate».
Secondo i gestori anche gli aiuti promessi dal governo non possono essere risolutivi della crisi di un comparto che stava uscendo a fatica da un lungo lockdown, dopo aver fatto spese in più per adeguare i locali alle misure imposte. «Gli aiuti economici finora ricevuti sono stati una boccata d’ossigeno e anche i prossimi già previsti dall’ultimo Dpcm saranno utili nell'immediato ma certamente non risolutivi nel lungo periodo», aggiungono, «abbiamo ottemperato a tutti i protocolli richiesti, messo in sicurezza i nostri locali, formato il personale, rispettato le regole anti-contagio e ora proprio quando ci sembrava di poter ricominciare a respirare, arriva questa nuova chiusura temporanea, ma che per molte attività potrebbe essere anche definitiva». Certo, non manca la consapevolezza del difficile momento e della necessità di contenere il contagio, ma secondo i ristoratori si poteva fare diversamente. «Siamo consapevoli che le misure adottate sono state messe in pratica per contrastare, mitigare e riportare a numeri più accettabile la curva dei contagi della pandemia, ma con molta amarezza e delusione ancora oggi ci è difficile accettare e capire perché il comparto della somministrazione debba essere così penalizzato», concludono. La chiusura alle 18 di bar, ristoranti e locali, per quanto la consegna a domicilio possa supplire un po’, penalizza anche le altre attività, con la città e in particolare il centro storico che si spopolano nel tardo pomeriggio. Da qui l’appello-richiesta per salvare il salvabile.
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