I ristoratori si adeguano: «Più pranzi e più asporto»

Si cercano soluzioni alle chiusure anticipate, ma si temono le prossime tasse Coccolella: i nostri locali sono sicuri. Lucente: chi non rispetta le regole crea danni
SULMONA. La chiusura anticipata delle 18 sta creando non pochi problemi al tessuto economico sulmonese. In grande sofferenza i gestori di bar, caffetterie, ristoranti e pizzerie di un territorio dove il pranzo fuori casa non è una tradizione consolidata come invece la cena. Dunque, a meno che si intensifichino le richieste per asporti e consegne a domicilio, la categoria rischia di non riuscire a riprendersi dal lockdown della scorsa primavera e, con le nuove limitazioni, di non recuperare le perdite, nonostante l’estate sia andata fortunatamente oltre aspettative. Secondo l’ultimo decreto della Presidenza del consiglio dei ministri, l’Abruzzo rientra tra le zone gialle, con nessuna novità per gli orari di apertura e di chiusura dei locali, situazione che non aiuta a risollevare un settore che sta pagando moltissimo le conseguenze a livello economico e ricettivo, come racconta Michele Ciccolella, chef del ristorante “Il Torchio” di Pettorano sul Gizio. «Mantenere chiusi i ristoranti, che secondo me sono i posti più sicuri, è una scelta sbagliata», osserva. «Noi quando entra il cliente gli prendiamo la temperatura e i dati personali, quindi i clienti sono schedati e li controlliamo in maniera assoluta, facendo l’igienizzazione dei tavoli e delle sedie. Per questo i ristoranti, che sono posti sicuri, non andavano chiusi proprio». Sono ormai due settimane che in tutta Italia i locali hanno la chiusura anticipata con relativi incassi decurtati. «Ho avuto un danno enorme da questa decisione perché io sono un ristoratore che è aperto la sera ed a pranzo sono solitamente chiuso», spiega lo chef. «Ora ho dovuto invertire, ovvero stare aperto a pranzo e chiuso la sera, ma la mia clientela è abituata a venire per la cena e non per il pranzo. Io apro per dare un servizio, ma di fatto non viene nessuno».
Una rimodulazione degli orari a cui starebbero pensando in molti, anche per la scelta dei fornitori di aprire solo alcuni giorni a settimana e di coprire quelli di chiusura con la cassa integrazione dei rappresentanti. «Se gli ospedali sono al collasso non è certo colpa di bar e ristoranti», posta Alessandro Candido del bar Medievale sui social, annunciando anche la prossima difficoltà nel pagare le tasse. «Voglio vedere chi pagherà le tasse il 16 e il 30 novembre» si chiede. Poi c’è Marco Lucente del BlackBull che rimprovera i colleghi che non rispettano le regole e contro i quali per questo nei mesi scorsi ha presentato un esposto. «Io dico una cosa: se c’è una regola va rispettata», osserva. «Ogni volta la stessa cosa, poi ci lamentiamo se fanno provvedimenti ancora più restrittivi». Poi c’è chi, come Massimiliano Secchi di Max Pub, preferisce fare appelli ai suoi clienti «invitandoli ad approfittare delle consegne a domicilio e del servizio di asporto per sostenere l’attività».
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