Iaia Forte sale in cattedra

10 Maggio 2017

L’incontro con gli studenti nell’ambito del Film Festival

L’AQUILA. «Mi ricordo una città bellissima, con un centro storico davvero seducente». È arrivata da poco all’Aquila Iaia Forte per partecipare alla sezione “Dialoghi sul cinema” dell’Aquila Film Festival. «Non ho ancora avuto tempo di vedere il centro, che ho visitato solo prima del terremoto» continua, «ma ho trovato un’università viva e reattiva sotto tutti i punti di vista. Sono felice di essere qui». L’attrice napoletana ospite del festival lunedì scorso per un incontro curato dal professor Massimo Fusillo, è stata accolta con grande calore dagli studenti, che prima della proiezione del film “Teatro di guerra” hanno ascoltato la sua storia biografica e lavorativa.
Cosa significa oggi essere un’attrice?
«Spesso in Italia il lavoro dell’attore viene bistrattato. È un momento storico in cui si confonde tra attore e tronista. Invece ritengo che l’attore abbia anche una funzione etica e sociale e non solo frivola. Ma è bene rimarcare che fare l’attore significa studiare, arricchire la propria immaginazione e tentare di comunicare bellezza».
Nel tempo come è cambiato quello che lei definisce il lavoro dell’attore?
«È cambiata la percezione che si ha di questo ruolo. Si sono confusi un po’ i piani: tra talent e social si identificano come attori varie categorie. È cambiato nella relazione col tempo. Nella sostanza di chi ci crede e lo fa con onestà e passione, forse i termini non sono cambiati».
È cambiato il pubblico?
«C’è ancora un pubblico che desidera essere amato e rispettato. Non è vero che tutti vogliono evadere. C’è una sorta di luogo comune su questo tema che mi sentirei di smentire. C’è ancora un pubblico curioso e desideroso di mantenere attiva la propria immaginazione».
Cosa rappresenta per lei Teatro di guerra?
«È un film importante prima di tutto perché ho lavorato con il gruppo di Teatri uniti che è stato vitalissimo a Napoli. Creato da Mario Martone e Toni Servillo, ha generato figure come Paolo Sorrentino. È stata un’esperienza bella lavorare insieme a degli amici».
Si sente più attrice di cinema o di teatro?
«Mi sento più attrice di teatro che di cinema. Ma mio padre, fin da bambina, mi costringeva a vedere Rossellini. Oltre che un’attrice, per questo, sono una grande appassionata di cinema. Al contrario di quello che spesso si dice, ho tratto dall’esperienza di attrice cinematografica tante competenze che poi ho portato a teatro. La vera differenza, come diceva Marlon Brando, è che il cinema è dei registi, il teatro è degli attori. Per cui al cinema il regista decide per te. A teatro sei più padrone della tua espressività».
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