Il cardinale nel carcere del boss: «Buona Pasqua a tutti i detenuti»

4 Aprile 2023

Ieri l’incontro di Petrocchi con i reclusi, compreso Matteo Messina Denaro, che lo ha ringraziato Nel penitenziario molti sono in regime di 41bis, compresa la brigatista Nadia Desdemona Lioce

L’AQUILA. L’arcivescovo dell'Aquila, cardinale Giuseppe Petrocchi, come fa ogni anno nell'imminenza della Pasqua, si è recato ieri mattina nel carcere le “Costarelle” di Preturo dove, si legge in un comunicato della Diocesi «ha salutato la direttrice del penitenziario, gli agenti della polizia penitenziaria e i detenuti nelle loro celle». Come è noto da metà gennaio il carcere di Preturo è all’attenzione dei media di tutta Italia perché vi si trova ristretto in regime di 41 bis il boss della mafia Matteo Messina Denaro. Messina Denaro come è noto è affetto da una grave malattia, tanto che vicino alla sua cella è stato allestito un ambulatorio dove il boss si sottopone a sedute di chemioterapia. Il boss ha ringraziato il presule per gli auguri.
LA VISITA
Il cardinale Petrocchi, da quanto è trapelato, ha augurato la Buona Pasqua a tutti i detenuti, nessuno escluso e lo ha fatto anche con l’ex latitante e con la brigatista Nadia Desdemona Lioce, anche lei detenuta a Preturo. L’arcivescovo è stato accompagnato dalla direttrice delle “Costarelle”, Barbara Lenzini, da alcuni agenti di polizia penitenziaria e dall’Ausiliare, il vescovo Antonio D’Angelo.
L’ATTENZIONE PER LE CARCERI
Il cardinale Giuseppe Petrocchi ha sempre avuto grande attenzione per chi è ristretto nelle carceri. In particolare molto spesso ha visitato il carcere di Rebibbia. Qualche anno fa aveva firmato la prefazione a un libro scritto a più mani dai detenuti dal titolo “Paura della libertà”. «Le pagine, che si aprono al nostro sguardo», scriveva fra l’altro Petrocchi, «consentono di venire a contatto con storie ferite, a volte in modo drammatico. Ma l’accoglienza delle esperienze raccontate è anche occasione di scoperte belle e confortanti, perché il cielo, a volte oscuro, che avvolge il carcere può offrire luminosi squarci di verità e di amore. E sulla strada della speranza dobbiamo farci tutti compagni di viaggio. L’importante è non rimanere esterni a questo percorso meditativo, ma attivare la disponibilità di lasciarsi coinvolgere in queste narrazioni, dettate da un amore che si consegna senza difese. E – come è noto – solo con l’amore si può comprendere e ricambiare l’amore. Mi sembra giusto lasciar vibrare i messaggi di questo libro scritti con passione amicale e con autorevolezza fraterna; come una lezione di vita, distillata in anni di sofferenza espiatrice e di ricerca perseverante della sapienza che non delude. Si deve constatare che più forte di ogni eclisse di senso è la ricomparsa del sole della fede, che fuga le ombre della notte e rischiara, con il bagliore della speranza, gli orizzonti dell’avvenire, inaugurando, con l’aurora della fiducia, una nuova e promettente stagione di vita. Condivido, perciò, pienamente la seguente annotazione: il premio di questo tipo di speranza non è una libertà demolita o dimissionaria, come avviene nel nichilismo, o una libertà ingenua e avventata, come succede nel narcisismo, ma una libertà motivata e impegnata a rispondere all’amore di Dio con l’amore, senza fermarsi dinanzi ai propri limiti o agli insuccessi».
OSPEDALE
Domani, mercoledì Santo, il cardinale arcivescovo sarà all’ospedale San Salvatore per incontrare il direttore generale della Asl, la direzione sanitaria e i dipendenti. Nella visita sarà accompagnato dal Cappellano padre Luciano Antonelli.