Il comitato: «Ponte sotto la frana»

Luco, esposto in Procura: ignorati i solleciti per le opere di messa in sicurezza
LUCO DEI MARSI. La battaglia del Comitato no-ponte va avanti da anni e ha ripreso vigore dopo la tragedia di Rigopiano. Perché secondo il Comitato l’opera infrastrutturale in costruzione in località Petogna a Luco dei Marsi, che andrà a unire il centro abitato alla superstrada del Liri, come variante alla Provinciale 22 “Circonfucense”, sorge in un’area a fortissimo rischio idrogeologico, visto che la montagna che sovrasta la zona si è sbriciolata in più circostanze.
L’ultimo esposto è del 30 agosto scorso, mandato alla Procura di Avezzano, alla giunta regionale, alla Provincia, alla prefettura dell’Aquila e all’Autorità di bacino Liri-Garigliano.
Stando alla denuncia «a oggi non risultano essere state eseguite, come prescritto dall’Autorità di bacino Liri-Garigliano, le necessarie opere di messa in sicurezza e di difesa passiva (rete paramassi e altro)». E non solo. Il Comitato avanza perplessità anche sui costi dell’opera messi in luce da Fiorenzo Ciocci, ex consigliere e amministratore del Comune di Luco. Ciocci, documentazione alla mano, evidenzia come le somme preventivate siano lievitate negli anni, tra progettazione, costi di realizzazione e parcelle professionali varie.
L’incarico per la progettazione risale al 2000. Progetto preliminare presentato dal Comune, attraverso un accordo di programma con la Provincia, nel maggio 2006, per un importo complessivo di 2 milioni 70mila euro. Iniziarono le polemiche e a Luco vennero raccolto 900 firme per contestare l’opera. Petizione sottoscritta anche da diversi ingegneri e architetti del paese. I lavori furono appaltati nel 2010. Quindi la sospensione del cantiere da parte della ditta incaricata, la revoca fatta dal Comune e un nuovo appalto fatto dall’attuale amministrazione guidata da Marivera De Rosa. Nel frattempo l’Autorità di bacino Liri-Garigliano aveva prescritto la realizzazione di opere di messa in sicurezza. E la prefettura dell’Aquila aveva sollecitato chiarimento in merito all’opera e sui rischi evidenziati dal Comitato.
«Teniamo a sottolineare», affermano dal Comitato no-ponte, «la perdurante situazione di pericolo per l’incolumità pubblica nell’intera area, classificata dalla competente Autorità di bacino Liri-Garigliano ad elevato rischio di dissesto idrogeologico. La conferma della sua vulnerabilità è stata data purtroppo dal catastrofico evento alluvionale dell’ottobre 2015 che ha arrecato ingenti danni e modificato l’ambiente naturale montano. Di fronte a tale delicata situazione, rimasta senza soluzione, emerge la necessità di intervenire con opere di messa in sicurezza, peraltro prescritte dalla suddetta autorità, più che realizzare opere inutili già avviate e poi sospese, evitando sprechi di risorse pubbliche ingiustificabili». (r.rs.)
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