Il Comune fa marcia indietro sul concorso per disabili
SULMONA. «Un errore materiale che è già stato corretto dagli uffici». È questa la risposta dell’amministrazione sulla vicenda del concorso pubblico bandito dal Comune, per la copertura di due posti...
SULMONA. «Un errore materiale che è già stato corretto dagli uffici».
È questa la risposta dell’amministrazione sulla vicenda del concorso pubblico bandito dal Comune, per la copertura di due posti riservati ai disabili, che tra i requisiti richiesti indicava la residenza nel Comune di Sulmona.
Il provvedimento, varato nei giorni di Ferragosto, ha da subito sollevato un polverone. A indignarsi sono stati alcuni cittadini, i diversamente abili e anche la politica. In particolare, il capogruppo consiliare di Forza Italia Luigi La Civita ha accusato l’esecutivo di discriminare i diversamente abili imponendo dei requisiti contro la normativa e ha chiesto l’annullamento della contestata delibera. «L’atto deliberativo», è intervenuto il capogruppo di Forza Italia, «vìola palesemente e pesantemente le norme in materia di partecipazione ai concorsi pubblici per i diversamente abili».
Ora è il vicesindaco Luisa Taglieri a gettare acqua sul fuoco cercando di ricomporre la situazione. Un compito non facile.
La Taglieri è intervenuta con una nota ufficiale. «Gli uffici preposti, già nei giorni appena successivi alla delibera di giunta 206 del 12 agosto 2015», ha spiegato il vicesindaco a nome dell’intera giunta comunale, «hanno fatto notare l’esistenza di un errore materiale nella stesura della stessa. Tale errore consisteva nella individuazione tra i criteri di selezione, della forbice della percentuale di invalidità dal 50 al 60% mentre l’indicazione della giunta era di riferirsi in toto alla legge 68/1999, quindi ampliando dal 46 al 100%. In questo senso», ha sottolineato Taglieri, «la giunta ha rettificato la vecchia indicazione allargando appunto la forbice dal 46 al 100% e fermandosi esclusivamente all’iscrizione all’ufficio per l’impiego di Sulmona come precisato sempre dalla legge 68/99». Quindi il requisito della residenza è stato sostituito con quello di stato di iscrizione al Centro per l’impiego peligno.
Una retromarcia che toglie l’esecutivo dall’imbarazzo e ristabilisce il rispetto della normativa vigente.
Resta da valutare se l’opposizione si accontenterà della risposta dell’esecutivo che, di fatto, è corso ai ripari.
«Risulta difficile comprendere», ha aggiunto La Civita, «perché persone diversamente abili residenti in altri comuni dovrebbero vedersi negare il diritto di partecipazione alla selezione per il pubblico impiego avviata dalla giunta comunale». Fin qui la polemica che, a quanto pare, non sembra potersi esaurire dopo le prese di posizione dei due politici.
Chiara Buccini
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