Il Comune riprende da un privato la cava di Tempera

27 Giugno 2020

Alla base della decisione la presenza di fenomeni franosi La problematica emersa da una relazione della Regione

L’AQUILA. La giunta comunale, con una delibera, ha dato mandato al dirigente del settore ambiente e protezione civile dell’Ente di procedere alla ripresa in possesso della cava “San Biagio”, che si trova a Tempera, precedentemente concessa a una ditta privata.
Alla base della decisione una serie di motivazioni che si fondano in particolare su una relazione della Regione (a seguito di verifica ispettiva) dalla quale risulta “evidente la presenza di una notevole superficie di distacco, dovuta alla presenza di materiale arenario, una situazione geologica che ha creato un’area di scoscendimento franoso, con conseguente allontanamento di una notevole porzione di materiale (vale a dire la sussistenza di una frana in atto); il fenomeno franoso interessa, come riportato nella relazione, una superficie pari a 24.820 metri quadrati. Ora sarà necessario uno specifico approfondimento inteso a valutare la consistenza e la stabilità della cava al fine di determinare le condizioni di sicurezza con le quali sarà possibile operare per progettare l’intervento di recupero ambientale, fermo restando, per il momento, che tutte le operazioni nella zona interessata sono state sospese”.
Alla luce della relazione, è scritto ancora in delibera, “risulta necessario procedere con la massima urgenza alla ripresa in possesso dell’area demaniale per prioritario accertamento dello stato del fronte franoso e l’attuazione di tutti gli interventi necessari alla tutela della pubblica e privata incolumità”. La vicenda ha un precedente nel 2015 quanto il Tar, come scrisse all’epoca il Centro, dispose “la sospensiva del contratto stipulato a novembre 2014 tra il Comune e la ditta che estrae inerti alla cava di San Biagio a Tempera”.
L’ex consigliere dell’amministrazione dell’uso civico di Tempera Andreino Risdonna chiarì che «la vicenda riguarda l’annoso problema della società che gestisce la cava di San Biagio sul territorio demaniale della nostra frazione. Alla società privata il contratto di concessione era scaduto nel 2010, nel contempo il Comune aveva avviato dal 2007 una causa per il recupero di importanti somme per il materiale estratto e non pagato. Nel 2011 la giunta aveva autorizzato una transazione senza, però, acquisire il parere dell’Asbuc di Tempera che aveva finito per impugnare la delibera davanti al Tar e al Commissariato agli Usi civici che a quel punto ha disposto il sequestro della cava, successivamente revocato». Un contenzioso andato avanti per anni. «Ad agosto del 2014», continuava Risdonna, «il dirigente del settore cave e Usi civici ha intimato alla ditta di pagare la somma di 176mila euro scrivendo che diversamente non si sarebbe potuto sottoscrivere il nuovo contratto. Ma poi inspiegabilmente quel contratto è stato firmato. Così l’Amministrazione separata di Tempera ha presentato un nuovo ricorso al Tar che ha disposto la sospensiva del contratto col Comune, Comune che dovrebbe pretendere il ripristino ambientale e avrebbe dovuto disporre un avviso pubblico per assicurare trasparenza e concorrenza, ai fini della concessione della cava concordando con l’Asbuc una serie di condizioni che tutelino una piccola realtà che con quattro cave sul territorio subisce ogni giorno un danno ambientale non indifferente».
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