Il Comune stanzia oltre un milione per i nuovi poveri

17 Dicembre 2016

Prima risposta dell’ente all’appello del vescovo Spina Iommi: «Crescono le richieste di aiuto nei nostri uffici»

SULMONA. Circa 200mila euro per progetti di inclusione sociale, di cui 70 tirocini lavorativi, un milione e mezzo di euro per il piano sociale del territorio e 80mila euro per le nuove povertà che potrebbero salire a 110mila. Parte da qui la rivoluzione del sociale a palazzo San Francesco, che è l’ente capofila sui 17 del perimetro di riferimento in cui le amministrazioni comunali dovranno garantire non solo i servizi minimi, ma anche quelli sanitari. È questa la prima risposta che l’assessore al Sociale Mariella Iommi dà all’appello del vescovo Angelo Spina sulla necessità di avere cura dei bisognosi. La disoccupazione galoppante, la perdita di servizi e la conseguente domanda da parte delle cosiddette nuove povertà delineano un identikit diverso dell’indigenza in città. Si trovano a fare la fila negli uffici sociali dell’ex caserma Pace famiglie monoreddito con due o più tre bambini a carico, pensionati soli con vitalizi minimi, 50enni che hanno perso il lavoro e famiglie con disabilità che necessitano di particolari esigenze, spesso anche costose. «Ho già chiesto che il capitolo sulle nuove povertà venga aumentato dagli attuali 80mila euro a 110 che spero mi saranno accordati nel prossimo bilancio», interviene la Iommi, «da qui intendiamo partire per iniziare a dare le prime risposte concrete alle richieste delle persone. Negli uffici sociali sono in aumento le richieste di aiuto da parte di famiglie giovani monoreddito con due o più figli, ma anche da parte di persone di mezza età uscite dal mercato del lavoro, o da pensionati soli che non arrivano a fine mese». Qui si inseriscono le opportunità legate al Progetto operativo nazionale (Pom) di inclusione sociale, con pacchetti personalizzati per arginare le svariate esigenze, che si vanno ad incastrare con le facilitazioni introdotte dalla carta Sia. Il progetto di Sostegno per l’inclusione attiva riservato a famiglie con basso reddito (pari o inferiore ai 3mila euro) per accedere a specifici contributi fino all’esaurimento dei fondi. In particolare i benefici della carta si rivolgono a famiglie in condizioni disagiate con almeno un componente minorenne o disabile, o una donna in stato di gravidanza. «Si tratta in sostanza di progetti a incastro», aggiunge la Iommi, «in cui l’intento è mettere in rete i servizi e da ultimo, anche quelli sanitari e non solo sociali. Mai come in questo ambito servono risposte e il fatto di essere il Comune capofila sui 17 del territorio si inserisce in questo senso». E proprio di questo si parlerà nell’incontro di martedì coi sindaci della zona, che saranno chiamati ad organizzare il milione e mezzo di euro del piano sociale. «Si tratta di un piano regolatore dei servizi di intervento», conclude Iommi «che deve farci rendere conto che le istituzioni devono fronteggiare nuove esigenze per le varie categorie, penso agli anziani, ai disabili, alle vittime di violenza». Per loro si proverà a trovare una soluzione anche con i 70 tirocini lavorativi. «Stiamo contattando le aziende per inserire queste persone facendo appello all’etica di impresa», chiosa la Iommi.

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