Il Consorzio “sconfessa” Confagricoltura

13 Ottobre 2019

La deputazione: «Per l’assunzione del nuovo direttore rispettate le leggi e risparmiati 65mila euro»

AVEZZANO. Esplode la guerra tra Confagricoltura e la governance del Consorzio di bonifica sulla poltrona del direttore dell’Ente: l’entrata a gamba tesa del presidente Fabrizio Lobene sulla nomina scatena la ferma reazione della deputazione, che difende a spada tratta la scelta «rispettosa delle leggi, che produce anche un risparmio economico».
«L’attacco di Confagricoltura», replicano il presidente Dario Bonaldi e i deputati Giancarlo Di Pasquale, Simplicio Angeloni (tutti e tre di Confagricoltura) e Fabrizio Malizia (Cia), «è sconcertante. Il passaggio di Abramo Bonaldi da responsabile amministrativo a direttore del consorzio è avvenuto nella piena legittimità giuridica, nel rispetto del contratto collettivo nazionale di lavoro dei dirigenti e della proposta di riforma regionale degli enti di bonifica».
«La deputazione», proseguono i 4, «non ha voluto cambiare il direttore, ma trovandosi in emergenza dopo aver ricevuto le dimissioni dell’ingegner Contestabile, ha dovuto prendere una decisione improcrastinabile e urgente».
Operazione virtuosa anche sotto il profilo economico per i 4 amministratori “scomunicati" da Confagricoltura.
«Sul fronte dell’efficienza ed economicità, tanto decantata anche nella riforma proposta», sottolineano, «è stato preso atto dei titoli, dell’esperienza e della dedizione del nuovo direttore. Qualità riconosciute da Confagricoltura. Usando la diligenza del buon padre di famiglia abbiamo fatto l’interesse dell’Ente: con questo passaggio di qualifica si avrà un risparmio di 65mila euro rispetto alla situazione precedente».
Per la deputazione questa operazione è mirata anche a snellire, riorganizzare e motivare l’intera struttura e assicurare una «fondamentale continuità amministrativa, visti gli impegni che ci troveremo ad affrontare nell’immediato: Masterplan e Psr. Ci dispiace che Lobene consideri l’assunzione a tempo indeterminato del direttore, già in pianta stabile da 7 anni, portatrice di irresponsabilità e menefreghismo. Questo è un insulto verso tutti i dipendenti del Consorzio e non solo: la produttività e la responsabilità non dipendono dal tipo di contratto, ma dall’etica, la formazione e le qualità personali e morali di ognuno. Abbiamo massimo rispetto per l’organizzazione di cui facciamo parte, l’unica che in questi anni si è messa a disposizione e ha lavorato assiduamente per il bene dell’Ente e del territorio, ma questa presa di posizione ci sembra un voler imporre direttive senza che ce ne sia bisogno: il Consorzio ha un presidente e una deputazione votati liberamente dai soci e senza vincoli di mandati e una scadenza naturale al 31 dicembre 2019. Non può essere il campo di battaglia ogni volta che ci si accinge a una competizione elettorale perché, se si perseverasse in questo atteggiamento, sembrerebbe che il problema non sia la scelta, ma la poltrona». (m.s.)
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