Il direttore generale: i pazienti assistiti dai nostri medici
L’AQUILA. «Apprendo dai giornali che avrei avuto ripetute richieste di convenzionamento di due oncologhe ricercatrici universitarie. A me, per la verità», afferma il manager dell’Asl Giancarlo...
L’AQUILA. «Apprendo dai giornali che avrei avuto ripetute richieste di convenzionamento di due oncologhe ricercatrici universitarie. A me, per la verità», afferma il manager dell’Asl Giancarlo Silveri (nella foto), rispondendo anche alla lettera del sindaco Massimo Cialente, «risulta soltanto che in una seduta della commissione paritetica – l’organismo che regola i rapporti tra l’Azienda sanitaria e l’Università – è stato richiesto, dai rappresentanti dell’Ateneo, di convenzionare, tra gli altri, le due dottoresse in questione. Avendo noi definito nella nuova pianta organica», aggiunge il direttore generale, «il numero di personale universitario convenzionabile e già convenzionato, dato peraltro il contingentamento imposto dalla Regione in materia di dotazione di personale, abbiamo risposto che la cosa non sembrava possibile e che, comunque, l’avremmo esaminata attentamente nell’ambito del Collegio di direzione il quale ha ritenuto poi non accoglibile la proposta formulata dall’Università».
«Ciò premesso», osserva ancora Silveri, «sembra opportuno ricordare che le professioniste di cui si tratta sono state per alcuni anni assunte a tempo determinato dall’Asl, con un compenso cui faceva fronte la onlus L’Aquila per la vita, con le somme donate da enti e persone del nostro territorio». In sostanza la onlus, così come conferma Silveri, raccoglieva fondi e girava quanto necessario all’Asl per le retribuzioni delle due dottoresse impegnate nell’attività di assistenza domiciliare ai pazienti oncologici. «A un certo punto, sembrerebbe, non ne ho certezza perché nessuno me l’ha comunicato, che L’Aquila per la vita abbia destinato i fondi raccolti all’Università e non più all’ Asl, perché assumesse quali ricercatrici le due persone di cui stiamo parlando», sostiene il manager. «Non ho quindi ricevuto alcun tipo di notizia, comunicazione o proposta né dal primario oncologo del presidio ospedaliero San Salvatore, né dal dottor Giampiero Porzio, ovvero dall’associazione L’Aquila per la vita. Il fatto che, a posteriori, venga però informato attraverso i giornali il sindaco della città si commenta da solo».
«Da parte mia», aggiunge ancora il direttore dell’Asl, «non ho mai fatto mistero, e ne ho parlato più volte con il dottor Porzio, della necessità di ricondurre l’attività domiciliare, svolta dall’Aquila per la vita, nell’ambito delle regole e delle norme e quindi, per gli aspetti organizzativi, del distretto sanitario che deve agire in risposta alle esigenze via via rappresentate dai medici di famiglia». Silveri aggiunge poi che «in verità i servizi svolti in questi anni non avevano nessuna integrazione con le attività delle strutture territoriali aziendali (distretto sanitario e quant’altro), alle quali per norma compete qualunque tipo di assistenza domiciliare. Inoltre era, ed è, mia intenzione estendere, com’è giusto che sia, una simile importante attività a tutto il territorio della nostra azienda sanitaria».
Per il manager, dunque, «non risponde a verità quanto lasciato intendere circa l’attuale mancanza di assistenza domiciliare in quanto nel territorio dell’Aquila, di Avezzano, Sulmona e Castel di Sangro la terapia del dolore e le cure palliative vengono normalmente prestate al domicilio dei pazienti, da parte di personale Asl, sulla scorta di una semplice richiesta dei medici di base».
«L’Azienda sta ora mettendo a punto, e lo avvierà con il prossimo mese di settembre», annuncia ancora il responsabile dell’Asl, «un progetto che prevede il forte potenziamento dell’attività oncologica domiciliare e territoriale in tutto il comprensorio provinciale con attività volte alla terapia, all’assistenza psicologica e domiciliare e anche alla prevenzione – avvalendosi delle innovazioni ormai affermate specialmente nel campo genetico – attraverso una struttura di rete che ricomprende, con visione unitaria, le varie esigenze del paziente, che dovrà essere accompagnato con una sorta di filo rosso, lungo tutto il tragitto imposto dalla sua patologia e secondo regole rispettose delle norme vigenti. È questo secondo me il modo corretto per dare risposte alle richieste dei cittadini», conclude Silveri, «e a non dover far dipendere forme di assistenza dalle mutevoli volontà di associazioni di volontariato».
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