Il fratello: «Gianmarco era a casa mia»
Nel corso dell’udienza di ieri mattina sul processo per il delitto di Paolo D’Amico, è stato ascoltato, come teste della difesa, il fratello minore dell’imputato Gianmarco Paolucci. Il ragazzo, oltre...
Nel corso dell’udienza di ieri mattina sul processo per il delitto di Paolo D’Amico, è stato ascoltato, come teste della difesa, il fratello minore dell’imputato Gianmarco Paolucci. Il ragazzo, oltre a ribadire che il fratello è mancino, ha parlato dei buoni rapporti che c’erano fra loro e anche dei contrasti con il padre che a volte, da semplici discussioni, sono finite anche in querele. Alla domanda del pubblico ministero su cosa ricordava del giorno della morte di D’Amico ha affermato che in tarda mattinata, primo pomeriggio, il fratello era andato a casa sua – lui era influenzato – per riparare la caldaia. Il pm gli ha contestato che dai tabulati risulterebbe che fra i due fratelli non c’erano stati messaggi WhatsApp fra il 28 ottobre 2019 e il 29 novembre 2019. Il teste ha risposto che la cosa non era possibile e ha ribadito che col fratello si sentivano in continuazione. Alla domanda se avesse mai prestato denaro all’imputato ha risposto di no, ma anzi a volte era avvenuto il contrario. (g.p.)

